Lugo, il “nuovo” Ranalli si gioca la credibilità tra auditorium e festival Purtimiro

Il programma del centrosinistra è ambizioso e attento alla cultura e dopo la vittoria al primo turno è lecito aspettarsi molto

Concerto Italiano Rinaldo Alessandrini

Il direttore Rinaldo Alessandrini durante la terza edizione del Purtimiro Festival

«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» . Questo era il pensiero che Giuseppe Tomasi di Lampedusa teorizzava nel suo Gattopardo. Le elezioni amministrative a Lugo, il 26 maggio scorso, sono state un paradigma di questa frase: tutto è rimasto com’era ma tutto è cambiato. Il Ranalli bis si apre meglio di quanto avesse previsto l’eletto in persona, il quale era già pronto all’ineluttabilità di un ballottaggio mai davvero vicino durante il pomeriggio di spoglio delle schede. I lughesi si confermano, quindi, ininterrottamente con la guida a sinistra dal Dopoguerra a oggi, ma, analizzando questa vittoria dal punto di vista programmatico, salta subito all’occhio una cifra importante che già nel primo mandato di Ranalli era portata a vessillo: la cultura. Probabilmente la grande attenzione a questo aspetto (al contrario degli altri candidati che lasciavano in fondo al programma – magari dedicando poche laconiche righe – questa importante area d’azione) ha portato punti essenziali al vecchio-nuovo sindaco. In particolare, è da rimarcare la grandissima attenzione alla musica colta, impropriamente detta classica.

La prima cosa che si nota, compresa nel primo punto del programma culturale ranalliano, è la tanto sospirata individuazione di un luogo dove creare un auditorium. Lugo ha dignità di città dal 1817, concessa dal romagnolo Papa Chiaramonti, e nel corso degli anni ha avuto tanti luoghi deputati all’esecuzione musicale extrateatrale: l’ultimo è forse stato quello che gli allora studenti del Malerbi, che lì svolgevano i saggi, chiamavano obitorio e che, chiuso una trentina di anni fa, si affacciava su Largo della Repubblica. Il futuro lughese potrà ritrovare, quindi, una dimensione più ampia grazie anche allo sviluppo di questa nuova dimora culturale che andrebbe a nutrire le possibilità di offerta musicale proprio in una zona centrale della città, l’attuale sede dell’Ipsia.

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È interessante, all’interno del programma, l’accenno ai lavori del Teatro Rossini che partiranno a giorni. Ci si augura che la prossima stagione concertistica (sia essa la 2019-2020 o la 2020-2021) sia ancor più sostenuta dal Comune, in modo da poter continuare a offrire ai lughesi artisti di spessore, magari aumentando gli appuntamenti in cartellone. Certo l’apertura all’utilizzo da parte di realtà locali (citato in una riga minimale dal programma ranalliano e, invece, vero fiore all’occhiello di qualche concorrente) non dovrà, però, trasformare il glorioso Rossini in un banale teatro parrocchiale tanto più che, proprio allo stesso punto è prevista la ripresa di Purtimiro, con il cui respiro internazionale questa campanilizzazione striderebbe assai. Proprio il festival di musica antica sarà il vero banco di prova della credibilità di questa amministrazione: tanto amato e tanto odiato dai lughesi, bisognerà non solo metterlo in piedi nuovamente, ma rilanciarlo dopo un anno di pausa puntando di più e meglio non tanto sul lato artistico, già vertiginoso, ma sugli aspetti organizzativi e comunicativi, ricercando una collaborazione con quel sinedrio che è l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna. Anche alla luce di ciò ci si chiede perché Lugo che ha disposto fino a quest’anno di un festival musicale di caratura mondiale come Purtimiro, invece di ampliarlo e valorizzarlo sempre più, debba ricercare un sodalizio con il mostruosamente importante Ravenna Festival. Appare, ciò, un utilizzo di risorse che potrebbero essere impiegate per valorizzare il “prodotto locale”: la presenza, inoltre, del sindaco lughese nel consiglio di amministrazione di Ravenna Manifestazioni, forse, oggi risulta fuori luogo.

Capitolo Malerbi. La scuola musicale di tutta la Bassa Romagna senza dubbio merita una sede adeguata ed è in questo solco che, in continuità con quanto fatto precedentemente, quest’amministrazione vuole operare. In fondo è sulle spalle dei fratelli Malerbi che poggia lo studio rossiniano. Il Cigno di Pesaro è stato il grande protagonista dell’ultimo anno. Proprio con le celebrazioni del 150º anniversario della morte di Rossini si è finalmente ricominciato a guardare a quel piccolo patrimonio culturale che il grande compositore ha lasciato in città. Interessante dunque sarà non solo la ristrutturazione totale di Casa Rossini, ma anche come essa verrà utilizzata per avvicinare le nuove generazioni a una cultura musicale così distante dal mondo musicale odierno. In quest’ottica sarà molto curioso vedere l’orchestra di giovani “braccio artistico e operativo” che verrà impiegata nelle iniziative all’interno della città. Non meraviglierebbe che questo gruppo di musicisti altro non fosse che l’Orchestra Arcangelo Corelli, così grandemente impiegata dal comune durante il Festival rossiniano come testa di ponte per la diffusione della musica colta in tutti gli strati della popolazione.

Il programma 2019 presentato da Ranalli è ambizioso, ma, da come ha conseguito la vittoria alle urne, è giusto aspettarsi molto.

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