Bakkali vicesegretaria del Pd regionale: «Sappiamo offrire protezione ai cittadini»

La 33enne assessora ravennate nominata alla seconda carica del partito alla vigilia delle elezioni:  «Dobbiamo calare la campagna elettorale sui territori e vinceremo. Bibbiano non è l’Emilia-Romagna»

Acca4

Ouidad Bakkali, assessora all’Istruzione del Comune di Ravenna

Ouidad Bakkali, nota ai ravennati per essere al secondo mandato come assessora con delega a Infanzia, Istruzione e Politiche di genere, classe 1986, è diventata di recente il numero due del  Pd dell’Emilia-Romagna in uno dei passaggi storici più delicati. Siamo infatti alla vigilia di elezioni regionali in cui la vittoria  per il centrosinistra, che governa da tempi biblici, appare tutto fuorché scontata: alle ultime tornate elettorali la Lega si è assestata come primo partito.
Bakkali, al primo punto dell’agenda Pd regionale di questi mesi è facile immaginare che ci siano le elezioni, che si dovranno tenere al più tardi entro gennaio. Intanto, sappiamo la data? E quanto siete preoccupati?
«La data sarà resa nota dal presidente Bonaccini e a quel punto immagino si metteranno in moto anche le opposizioni che per ora non battono colpo (per la verità Salvini pare appoggiare la candidatura di Lucia Borgonzoni e Fdi avrebbe individuato la propria nello psicologo Alessandro Meluzzi, ndr.). Per noi ovviamente l’avversario da battere è la Lega e sappiamo che si tratta di una sfida complessa che arriva in un momento storico dove il Carroccio è molto forte. C’è da sperare che anche in questo caso gli elettori scindano il piano politico nazionale ed europeo da quello amministrativo. Noi dovremo essere capaci di calare queste elezioni sui territori, sui temi che riguardano direttamente le persone, e allora sono sicura che saremo premiati. È una sfida che possiamo vincere puntando sulla forza dei servizi che abbiamo saputo dare ai cittadini».
Tra i servizi fondamentali di competenza regionale c’è la sanità dove non tutto funziona come dovrebbe. Basta sentire i sindacati che parlano spesso di personale al collasso…
«La sanità è di certo uno dei temi prioritari. Noi dobbiamo essere capaci di rilanciare, consapevoli che abbiamo ancora la migliore sanità pubblica in Italia. Dobbiamo saper distinguere anche le responsabilità e fare pressioni al governo per quanto riguarda i trasferimenti di risorse e anche il numero dei medici».
Ma secondo lei c’è qualcosa in cui l’Amministrazione regionale in questi anni non è stata all’altezza della situazione? Qualcosa da correggere in futuro?
«La Regione ha operato nel contesto dato, in periodi di magra dal punto di vista delle risorse. Quello che possiamo rimproverarci è che forse abbiamo ritenuto il sistema più forte di quanto non fosse rispetto al vortice della crisi che ci stava intorno e di conseguenza rispetto ai bisogni dei cittadini, che sono cambiati e sono aumentati. Ci è mancata la nostra storica capacità di anticipare questi bisogni. Le persone chiedono protezione, hanno paura del futuro e noi siamo bravi a fare ciò che un’amministrazione può fare: offrire servizi forti e robusti».
Tra i servizi ci sono quelli sociali e per l’infanzia. Il caso Bibbiano sarà un leit motiv della prossima campagna che rischia di travolgervi anche perché le notizie che stanno uscendo sono davvero preoccupanti…
«Credo che la magistratura debba fare il suo corso e che debba emergere ogni minimo dettaglio sulla vicenda per individuare ovviamente le responsabilità ma anche per evitare che si ripeta. Ma Bibbiano non è l’Emilia-Romagna e credo che abbia avuto una così grande eco proprio perché è accaduto qui, in una Regione dove queste cose non accadono e ha una grande tradizione di ottimi servizi per l’infanzia».
E però qui è successo. La Regione poteva accorgersene? E come possiamo essere certi che in realtà non ci siano altre Bibbiano in giro?
«La commissione appena istituita in Regione ovviamente non si sovrappone alle indagini penali, ma serve proprio a capire dove ci possono essere state falle e inciampi. Uno degli obiettivi è approfondire come funziona l’applicazione, quali sono stati i passaggi interistituzionali tra i vari soggetti coinvolti. Credo che i vulnus individuati in quella particolare realtà potranno permetterci protezioni extra al sistema generale».
Il sistema elettorale regionale premia il primo arrivato, quindi ogni voto può essere determinante. Come si presenterà il Pd?
«La linea che ci stiamo dando è quella di una larga coalizione a chi si riconosce nell’identità di una Regione che protegge i propri cittadini attraverso servizi di qualità e siamo aperti ad altri partiti e a realtà della cosiddetta società civile».
Ma riuscirà intanto a restare unito il Pd? Che come sempre sembra vivere fibrillazioni interne pesanti…
«Credo si capisca da come è stata composta la segreteria regionale che la nostra volontà è quella di essere il più inclusivi possibile. Ravenna si è confermata un modello di lavoro e cooperazione tra varie aree e ha sempre saputo costruire alleanze che hanno tenuto e messo da parte le divisioni. Credo che questo debba valere ancora di più per le Regionali, non possiamo perdere cinque minuti in lotte tra correnti, non abbiamo tempo e non ne abbiamo voglia, ed è questo lo spirito che vedo in tutti i militanti e i dirigenti locali».
Cinque anni fa lei era candidata ma non fu eletta. Oggi in Regione ci sono tre consiglieri ravennati alla fine del primo mandato. Su questo fronte dobbiamo aspettarci quindi soprattutto conferme?
«Mi sembra prematuro parlare di candidature, ma posso dire che i nostri consiglieri hanno lavorato bene e hanno presidiato i temi del nostro territorio, ed è sicuramente da questo che dovremo partire».
Alla sua nomina, per cui non percepisce compenso dal partito, ha raccontato di aver ricevuto messaggi razzisti e sessisti. Del resto lei è giovane, donna, con un nome che lascia trasparire origini straniere, un vera “provocazione” di questi tempi.  Pensa di passare a denunce anche formali?
«Confermo, non percepisco compensi. Sul resto, sinceramente pensavo di essere passata di moda dopo sette anni come assessora, ma evidentemente non è così, anche perché intanto l’uso dei social è peggiorato drasticamente. La sensazione è che sia qualcosa che ormai parta in automatico e che alcuni profili fossero finti. Abbiamo segnalato alla campagna “Odiare ti costa” tutto ciò che abbiamo ritenuto sopra le righe e stiamo valutando una denuncia in tribunale per due commenti a sfondo sessuale».
A ottobre, in piena campagna elettorale, diventerà mamma per la prima volta. Come gestirà i mesi successivi?
«Si vedranno scene che faranno rabbrividire coloro che sono contrari all’allattamento in pubblico… sicuramente mi aspettano mesi di fuoco, ma sono fiduciosa di poter essere assolutamente attiva».

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