Al via la Festa nazionale del Pd con l’incognita del governo

Vaccari, responsabile nazionale dell’organizzazione: «Vogliono farci sembrare divisi anche se non lo siamo». De Pascale ai dirigenti del partito: «Un tweet in meno e lasciar parlare il segretario»

Festa Pd 2019 AperturaSarà la festa della “svolta”? Da mercoledì sarà la festa nazionale del Pd dove si inizierà la campagna elettorale o si vedranno sul palco magari i primi neoministri del governo che potrebbe nascere con i 5Stelle? La festa nazionale dell’Unità per il secondo anno consecutivo a Ravenna apre in un momento di grande incertezza.

Quella che doveva essere una “costituente” delle idee potrebbe rivelarsi anche molto altro. Di certo un momento di dibattito importante, assicurano tutti i presenti sul palco: Alessandro Barattoni, segretario provinciale del partito, Ouidad Bakkali vicesegretaria regionale del partito ravennate, Michele de Pascale, sindaco di Ravenna, Paolo Calvano, segretario regionale e Stefano Vaccari, responsabile organizzativo del partito e Senatore. Assente giustificata viste le trattative in corso a Roma Paola De Micheli (e non sarà l’unica assenza dei prossimi giorni convulsi, a cominciare da Gentiloni inizialmente previsto martedì 27 agosto e rimandato a data da destinarsi).

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È quindi Vaccari che aggiorna la platea sulle trattative in corso a Roma che catalizza l’attenzione di militanti, simpatizzanti, amministratori. «Oggi si è svolto un incontro positivo, che non ha visto particolare pregiudiziali. Ma abbiamo posto come precondizione per continuare il confronto al Movimento 5 Stelle che quella con il Pd sia l’unica prospettiva possibile, per loro». La palla par di capire passa ai grillini, a cui viene chiesto di rompere in modo netto e irrevocabile con la Lega per poi poter approfondire i confronti tematici nella giornata di domenica in vista delle consultazioni da Mattarella che per il Pd sono previste il mercoledì mattina. Il martedì sarà la volta di una nuova direzione del partito, la stessa che martedì scorso ha votato all’unanimità il mandato al segretario Zingaretti sulle condizioni da porre per un eventuale accordo. «Quel voto è quello che conta, tutto il resto è fuffa» dice Vaccari. «Vogliono farci apparire divisi anche quando non lo siamo, vi assicuro che Zingaretti ha saldamente in mano la conduzione di questo percorso che svolge in modo sobrio, chiaro, determinato» aggiunge, per rassicurare tutti sulle ennesime divisioni interne al Pd che hanno forse proprio oggi raggiunto l’apice con Renzi ancora una volta protagonista.

E se non si contano, ancora una volta, gli appelli all’unità da parte di tutti i relatori, chi va giù in modo più deciso e perentorio sul tema (e incassa applausi scroscianti) è il sindaco De Pascale: «Un tweet in meno e far parlare il segretario». Insomma, difficile che un’apertura così possa essere piaciuta ai renziani doc, anche se il nome dell’ex segretario non è stato nominato (e peraltro si attende di sapere la data in cui sarà a Ravenna).

Ma se gli appelli all’unità suonano ormai soprattutto come un rito, i ringraziamenti agli oltre mille volontari che rendono possibile l’appuntamento sono stati autentici e sinceri. Così come l’auspicio che questi diciotto giorni rappresentino un’occasione di scambio, confronto, speranza, accoglienza che si oppone «alla rabbia e alla cattiveria», dice Barattoni, coltivati dall’ormai ex governo. Un luogo, ha detto Bakkali, «che metta in luce il lato buono delle cose». Ma anche un luogo, e sue questo è stato chiarissimo Calvano, che serva anche come momento importante in vista della sfida elettorale regionale, quella ineludibile da qui ai prossimi mesi.

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