Francesconi: «Non mi dimetto dal consiglio, 70% dei miei voti da non repubblicani»

La capogruppo dell’Edera lascia il partito e passa in Azione: «Non ci furono levate di scudi quando Ravaioli entrò dalla Lega…». E sulle alleanze per le Politiche: «Sgomento nel vedere un partito come il Pri ipotizzare di apparentarsi con certe figure»

Chiara Francesconi

Chiara Francesconi

Chiara Francesconi non si dimetterà dal consiglio comunale di Ravenna dopo aver lasciato il Partito repubblicano italiano (di cui era capogruppo dopo l’elezione di ottobre 2021) per incomprensioni con i vertici locali. «Le mie 337 preferenze sono state frutto di una campagna vissuta da emarginata, senza l’aiuto della maggior parte delle sezioni del Partito ma con il sostegno di molti amici, il 70 perento dei quali non repubblicani che hanno votato l’Edera perché io ero fra i candidati. Bisognerebbe chiedersi se senza 250 preferenze su 337 ci sarebbe stato un secondo consigliere». L’ex professoressa di Sociologia dei fenomeni politici all’università di Bologna ora è passata in Azione e ha fondato il gruppo Misto a Palazzo Merlato. «Sono nata, vivo e sicuramente morirò repubblicana, ma non dentro un Partito Repubblicano che secondo il mio modesto parere non risponde più a certi paradigmi e modelli che incarnano i miei ideali».

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In una lunga lettera aperta che non risparmia frecciate (qui il testo integrale), Francesconi ha voluto replicare al Pri che chiede le sue dimissioni: «Non mi sembra che in passato si siano alzati gli scudi quando l’allora e compianto consigliere della Lega Roberto Ravaioli passò non solo dalla minoranza alla maggioranza… ma proprio nel gruppo Pri: forse perché lì c’era da guadagnare e non da perdere».

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Francesconi si rivolge alla segretaria comunale Nives Raccagni: «Il vociferare sul mio passaggio in Azione di cui parla Raccagni è in realtà frutto di alcune riunioni nella sede del Pri che la sottoscritta, l’allora segretario e altri noti esponenti di partito hanno fatto con i rappresentanti locali di Più Europa ed Azione nella scorsa primavera per ipotizzare un’alleanza laica in previsione delle elezioni amministrative del 2021. In quell’occasione ho espresso un fermo parere positivo verso questa forte sinergia dei Repubblicani con Azione e Più Europa. La maggioranza del partito stoppò l’ipotesi anche perché ciò avrebbe comportato un veto verso il M5s e un pericolo per quegli assetti che il Pri ama sempre preconfezionare». Il riferimento velato è agli accordi consolidati che vedono il Pri nella coalizione di centrosinistra con la garanzia della poltrona di vicesindaco.

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E poi una stoccata a proposito delle alleanze verso le Politiche di settembre: «Ho espresso il mio chiaro e totale distacco da avvicinamenti a Di Maio &/o C. ma anche e soprattutto lo sgomento nel vedere un partito come il Pri ipotizzare di apparentarsi con certe figure politiche».

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