Il bando del Comune di Ravenna per assegnare la gestione dei servizi per la popolazione adulta più fragile e per il contrasto alla povertà (gara del valore di 800mila euro) prevede l’esplicito divieto per gli aggiudicatari di parlare con i mezzi di informazione. È stata l’edizione di ieri, 5 ottobre, del quotidiano locale Il Corriere Romagna, con un articolo firmato da Chiara Bissi, a dare notizia della disposizione prevista dall’articolo 11 del capitolato d’appalto, una novità per gli affidamenti di servizi comunali.
Il bando è suddiviso in tre lotti: la gestione del dormitorio di via Torre, lo sportello di accesso e l’attività degli operatori di strada. La clausola che impedisce comunicazioni ai giornalisti prevede sanzioni in caso di violazione del divieto e l’applicazione di una penale, con il Comune pronto a esercitare «l’eventuale diritto al risarcimento per danno d’immagine».
La clausola ha sorpreso anche Giacomo Vici, direttore del Solco e cioè uno dei soggetti che attualmente opera nei servizi a bando: Giacomo Vici: «Non ricordo una limitazione del genere – le sue parole raccolte dal Corriere –. Approfondiremo il capitolato e chiederemo informazioni. Per noi è importante poter comunicare, specie se possiamo dare notizie positive».
Il Comune interviene sulla vicenda oggi, 6 ottobre, con una nota che parte dalla rassicurazione di non voler in alcun modo limitare la libertà di stampa: «L’amministrazione comunale è titolare e responsabile del servizio e delle relative informazioni, fra l’altro di rilevante delicatezza per quanto riguarda la privacy, e afferma la prerogativa di essere essa stessa a divulgarle, anche al fine di evitare che possano essere diffuse notizie parziali o incomplete, mettendosi chiaramente come sempre a disposizione degli organi di informazione».
Palazzo Merlato cita un passaggio del codice nazionale di comportamento dei dipendenti pubblici, al quale è previsto debbano attenersi tutti coloro che a qualsiasi titolo collaborano con l’amministrazione, compresi i soggetti aggiudicatari di servizi e i loro dipendenti: «Fermi restando i casi di divieto previsti dalla legge, i dipendenti non possono divulgare o diffondere per ragioni estranee al loro rapporto di lavoro con l’amministrazione… documenti, anche istruttori, e informazioni di cui essi abbiano la disponibilità».


