Arisa: «Rappresento le donne normali. X Factor? Ora mi annoia…»

A tu per tu con la cantante protagonista in piazza per la notte bianca di Ravenna: «Come scelgo una canzone? Vorrei che mio figlio l’ascoltasse, che i miei genitori ci trovassero una speranza, che le donne si sentissero rappresentate, che venisse data giustizia all’amore»

Arisa 2Reduce, anche se solo come ospite, dal doppio disco di platino e dal successo (su Youtube il video ha oltre 58 milioni di visualizzazioni) del tormentone estivo “L’esercito del selfie”, Arisa sarà protagonista il 7 ottobre della notte bianca di Ravenna (a questo link il programma).

Al secolo Rosalba Pippa, 35 anni genovese ma cresciuta in un piccolo paese in Basilicata, Arisa si è fatta conoscere al grande pubblico trionfando nel 2009 nella sezione “nuove proposte” del Festival di Sanremo, che ha poi vinto anche da “big” cinque anni dopo.

Dopo la tua prima apparizione sul palco dell’Ariston si poteva pensare che saresti sparita come molti altri, e invece sei diventata quello che sei ora. Merito della “sincerità” con cui hai sorpreso tutti nel 2009?
«Diciamo che una concomitanza di cose ha voluto che la mia carriera non si fermasse lì. In generale posso dire che il segreto è stato fare in modo che tutto proseguisse in maniera molto naturale: questo è un lavoro che mi piace, è quello che volevo fare, in questo momento ti rispondo dallo studio di registrazione, anche ieri ero in studio, sono abituata a fare musica da quando avevo 13 anni e da allora il tempo è scandito da quello che è diventato il mio lavoro. Se ami quello che fai, se sei costante nel tuo impegno, se ti accorgi che diventi una presenza nella vita delle persone, che ci sono persone che ti seguono, poi tutto viene naturale».
A Ravenna arrivi al termine del tour estivo, dopo qualche giorno di pausa, che tipo di concerto sarà?
«Proseguirà sull’onda dell’entusiasmo delle date di questa estate, che abbiamo organizzato solo perché da più parti mi pregavano di andare a suonare al sud, dopo che questo inverno avevamo invece fatto tappa nei teatri del nord Italia. Ed è stato un successo, con concerti davanti anche a 20mila persone. A Ravenna abbiamo messo a punto appositamente uno spettacolo per la piazza, in grado di far muovere un po’ la gente, uno spettacolo spero sempre di buona musica, con le mie canzoni più famose riarrangiate».
L’anno scorso hai pubblicato la tua prima raccolta, quando si arriva a un “best of” solitamente è tempo anche di bilanci…
«In realtà la motivazione dell’uscita del disco è legata solo al fatto che ho chiuso il rapporto con la mia casa discografica (la Warner Music Italia, che ha quindi pubblicato la raccolta per motivi contrattuali, ndr), ora si apre un altro capitolo della mia vita».
Stai registrando il nuovo album?
«Al momento diciamo che sto facendo solo delle prove».
Con un obiettivo particolare?
«Non so, le cose possono ancora cambiare. Quello che vorrei mi caratterizzasse è però il non cercare un suono forzatamente internazionale imitando quello che c’è fuori dall’Italia. Il mio obiettivo è riuscire a pubblicare un disco dal respiro internazionale, sì, ma profondamente legato all’Italia, alla melodia, alla nostra cultura. Vorrei cercare di non farmi trascinare da una certa ondata di modernità a tutti i costi».
Un’artista con un target di pubblico così ampio come il tuo deve pensare anche a questo in fase di registrazione del nuovo disco? Ci sono compromessi a cui sottostare?
«Quando scelgo una canzone deve colpire prima di tutto me, anche perché non sono un genio della lampada, non posso prevedere il successo che avrà. Quindi se una canzone mi colpisce, mi fa venire i brividi, semplicemente, credo valga la pena cantarla. Non esiste veramente un target definito di pubblico, io credo che la differenza la faccia la “verità”: quando fai una cosa vera, qualcosa che sia davvero lo specchio della tua vita, la gente se ne accorge. E le cose belle, la bellezza, sono amate da tutti. In definitiva, per rispondere alla tua domanda, non mi faccio particolari problemi su chi dovrà ascoltare le mie canzoni, mi limito a seguire sempre alcune caratteristiche per scegliere una canzone: vorrei che mio figlio l’ascoltasse, che i miei genitori ci trovassero una speranza, che le donne si sentissero rappresentate, che venisse data giustizia all’amore».
A proposito di donne, tu in televisione, sui social e dove ne hai l’occasione ne rappresenti probabilmente una fetta che forse non si trova così spesso rappresentata…
«Sì, diciamo che io credo di poter impersonificare una donna normale, creativa, che non è sempre al cento per cento. A casa non ci sono le Claudia Schiffer, ma ci sono le persone normali, che hanno bisogno di un sorriso, magari di musica, di ritrovarsi anche in qualcosa che non ricerca per forza dei parametri troppo alti. A volte anch’io sono stata a dieta, mi sono fatta mille paranoie, ma oggi pretendo di essere accettata per quello che sono, per quello che faccio…».
Sui social non è stato sempre così facile…
«Quando qualcuno ti manca di rispetto e ti offende, si vede che quel giorno ha le palle girate, non starei a dargli troppo importanza…»
Stai guardando X Factor?
«Sì, un po’ (pausa, ndr), beh, diciamo che in linea di massima mi annoia, sarà forse perché l’ho già fatto (è stata giudice nella quinta, sesta e decima edizione italiana del talent show, l’ultima, con qualche problema di convivenza con la rivelazione – televisiva – Manuel Agnelli,  ndr)».
Come mai è finita?
«Me ne sono andata perché penso che nella vita se non vuoi lamentarti non ti devi mettere in una situazione nella quale sai già che poi ti lamenterai. Non c’erano le condizioni per rifare X Factor quest’anno: non sono fatta per i duelli all’ultimo sangue. Sarà che negli anni sono tanto cambiata: ricerco sempre meno la perfezione, non mi piace la cosa perfetta in sé ma sono sempre più interessata alle anime, e forse le anime non possono essere soggette a parametri di giudizio».
Che musica ascolti?
«Mi piace molto la canzone napoletana antica, la musica classica, ma le arie più orecchiabili, perché resto sempre molto legata alla cultura popolare, il jazz più facile. E poi ascolto tutto quello che esce, nei portali di streaming cerco le nuove uscite senza sapere neppure chi sono gli artisti, come un lavoro, per restare aggiornata».
E gli artisti italiani? Ce ne sono con cui vorresti collaborare?
«Tutti gli artisti hanno qualcosa di importante da dare, in Italia c’è un grande potenziale. Potrei collaborare con chiunque, da Clementino a Bollani. Io sono e resto un’interprete: se una canzone mi piace la canto».

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