Marianne Mirage, dalle lacrime con Patti Smith fino al nuovo pezzo per il cinema

La forlivese, in lacrime sul palco con il suo idolo, sarà protagonista con una canzone nel prossimo film di Genovese. «E voglio portare qualcosa di nuovo nel pop italiano…»

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Marianne Mirage durante il video registrato ai Deposito Zero Studios di Forlì per la serie “Live Zero”

Patti Smith ha sentito una sua canzone su Youtube e l’ha voluta ad aprire i suoi concerti in Italia. Basterebbe questo più o meno piccolo aneddoto per capire dove è già arrivata Marianne Mirage,  nome d’arte della 27enne forlivese – oggi di stanza a Milano – Giovanna Gardelli,  tra le voci nuove più personali emerse negli ultimi anni nel panorama musicale italiano.

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L’abbiamo contattata pochi giorni prima il suo ritorno da queste parti, a Bertinoro, dove sarà in concerto l’1 settembre nell’ambito del Fricò 2017.
Giovanna, partiamo proprio dal tuo rapporto con la Romagna…
«Ci torno per stare con i miei, che sono molto anziani, e sono ancora molto legata alla Romagna in particolare per i ricordi della mia adolescenza, anche se l’ho trascorsa spesso in viaggio. Ricordo in particolare tutte quelle notti a sentire concerti o a fare musica nei club di Forlì e dintorni, e poi tutte quelle ore in bicicletta, io che ancor oggi non ho la patente per scelta. Ecco, sì, della Romagna mi piace molto l’abitudine di utilizzare la bicicletta…».
Come è stato incontrare Patti Smith?
«A quattordici anni avevo strappato da qualche parte il testo di una sua canzone e avevo conservato il foglio nel mio diario. L’ho ritirato fuori poco prima del concerto e quando l’ho incontrata è come se una parte di me fosse morta, credo sia così che ci si sente quando si incontra davvero il proprio idolo. Quando poi mi ha chiamata per cantare insieme “People have the power” mi sono messa a piangere sul palco, non ci ho capito più niente. È stato meraviglioso. Ora dovrei rivederla a New York (Marianne deve partecipare in settembre a un evento per il brand spagnolo di moda Desigual, di cui è testimonial, ndr), siamo rimaste in contatto».
Come hai fatto a raggiungere il successo in tempi così brevi?
«La verità è che c’è stata tanta gavetta: da buona romagnola sono una che non si tira indietro, molto caparbia. Quello che si vede ora è solo una piccolissima parte di tutto il lavoro che c’è stato dietro».
All’inizio il rischio di smettere, in questo campo, è sempre molto alto. Come hai fatto a rendere invece la musica il tuo mestiere?
«Mi ha salvato forse anche il fatto di non rinunciare mai a suonare, quando qualcuno me lo chiede (sorride, ndr). È successo per esempio dopo un concerto che ho tenuto davanti a quattro gatti, a Milano. Al termine mi sono fermata a bere gin-tonic con alcuni amici e un ragazzo che mi ha visto così, con la chitarra dentro il locale, pur senza conoscermi, mi ha chiesto di cantare qualcosa. Così l’ho fatto e dopo un po’ si è alzato da un tavolo Piero Chiambretti dicendomi che aveva bisogno di me e della mia voce nel suo programma in televisione (Marianne è stata presenza fissa di “Grand hotel Chiambretti”, in seconda serata su Canale 5, ndr)».
Dalla televisione al cinema, tu che sei anche attrice, dico bene?
«Stiamo lavorando per una grande sorpresa, ma no, niente parti da attrice: una mia canzone sarà in un film in uscita in dicembre…»
Quale film?
«Diciamo che è l’atteso film di uno dei più grandi registi italiani, e con tanti attori noti»
Qualche nome?
«Marco Giallini, Rocco Papaleo, Alba Rohrwacher, Sabrina Ferilli (si tratta, scopriamo poi sul web, di The Place di Paolo Genovese, reduce dal successo dello scorso anno di Perfetti sconosciuti, ndr)»

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La copertina dell’album di esordio di Marianne Mirage

Sei anche al lavoro sul nuovo album?
«In questo periodo più che altro sto facendo canzoni di transizione (dopo il disco d’esordio Quelli come me, uscito nel marzo del 2016 e seguito nel febbraio scorso dalla pubblicazione dell’Ep Le canzoni fanno male, ndr): diciamo che sono in piena ricerca stilistica, voglio portare qualcosa di nuovo nel mondo del pop italiano, che in questo momento mi sembra pronto a recepire».
Il tuo debutto (a questo link la nostra recensione) era già un prodotto piuttosto originale, un disco all’apparenza rivolto al mercato mainstream ma con suoni ricercati di impronta black e nu-soul a servizio di canzoni cantate sia in italiano – soprattutto – che in francese. Un mix che non è usuale ascoltare da queste parti e che rimanda più a certi fenomeni americani, forse.
«Esatto, proprio così. E i miei ascolti sono proprio sempre stati rivolti maggiormente all’America, da Bob Dylan a Billie Holiday, e prima di incontrare Caterina Caselli (che l’ha arruolata nella sua etichetta discografica, la Sugar, ndr) non cantavo proprio in italiano…».
Qualche artista di riferimento che ti ha aiutato in questa svolta?
«Lucio Battisti, Paolo Conte, Rino Gaetano, tutti maschi in realtà. Ma tanto è uguale, la voce viene dallo stomaco, non mi piacciono le belle voci, ma quelle che raccontano qualcosa di chi canta. Non amo la perfezione».
Tu stessa nelle interviste parli infatti spesso dei tuoi difetti…
«Il capello riccio, innanzitutto, non è mica tanto apprezzato: le donne italiane preferiscono farsi la piastra, tra l’altro anch’io la facevo, poi alla fine ho deciso di tenermeli, i ricci. Così come la mia voce, piena di imperfezioni, ma con la sua personalità…».

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