Gli Afterhours tra rock e X Factor

Parla Rodrigo D’Erasmo, braccio destro di Manuel Agnelli anche al talent show di Sky

Sull’onda del successo forse neppure del tutto previsto ottenuto in veste di giudice televisivo all’ultima edizione di X Factor – andata in onda tra l’autunno e l’inverno su Sky – Manuel Agnelli si appresta a tornare in tour con i suoi Afterhours, storica rock band milanese da lui fondata negli anni ottanta e che ha ininterrottamente continuato a calcare le scene fino all’uscita la scorsa primavera di Folfiri o Folfox. Si tratta del loro ottavo disco in studio (considerando solo quelli in italiano), un doppio album di non certo facile fruizione ma in grado di debuttare direttamente alla prima posizione della classifica dei dischi più venduti in Italia.
Il nuovo tour fa tappa il 12 marzo agli Altromondo Studios di Rimini e per l’occasione abbiamo intervistato una colonna portante di questi nuovi Afterhours, il violinista e compositore Rodrigo D’Erasmo, entrato in formazione nal 2008 con alle spalle numerose esperienze e diventato una sorta di braccio destro di Agnelli anche nell’avventura televisiva da poco (almeno momentaneamente) terminata.

Gli Afterhours nella loro attuale incarnazione. Da sinistra: Xabier Iriondo, Fabio Rondanini, Manuel Agnelli, Roberto Dell’Era, Rodrigo D’Erasmo e Stefano Pilia

Rodrigo, togliamoci il dente e partiamo proprio da X Factor. Il bilancio?
«È stata una sfida tutta nuova, in un mondo che non conoscevo. Da una parte è stato devo dire davvero esaltante, perché dal punto di vista della produzione e dei mezzi a disposizione è stato possibile lavorare con l’eccellenza e anche per questo è diventato sicuramente il programma televisivo più importante in campo musicale. Poi c’è stato anche un lato negativo, legato allo stress per gli impegni serrati e le pressioni fino a quel momento sconosciute che esulano dal campo strettamente musicale. Per me è stato sicuramente difficile per esempio comunicare via mail le basi da realizzare per le performance dei nostri artisti, ho invidiato il mio collega che lavorava con i gruppi (a X Factor ogni giudice lavora con una sola categoria, ndr), in una vera sala prove».
Lavorare con gli Over 35 vi ha però permesso di avere a che fare con artisti già formati…
«Formati musicalmente e soprattutto umanamente. Ed è nato qualcosa di bello, visto che ora Andrea Biagioni (uno dei concorrenti affidati al giudice Manuel Agnelli a X Factor, ndr) aprirà le date del tour degli Afterhours mentre Eva (un’altra degli allievi di Manuel, ndr) – di cui stiamo producendo il disco nuovo – quelle di Carmen Consoli, che abbiamo portato a X Factor per un duetto molto emozionante. E si tratta, voglio sottolinearlo, di scelte del tutto nostre, che non ci ha imposto nessuno».
Il prossimo anno quindi lo rifarete?
«Se Manuel dovesse decidere di continuare sì, ci sto, anche perché come coppia alla prima esperienza del genere abbiamo funzionato bene».
Ora però è di nuovo tempo di tour con gli Afterhours, dopo quello estivo. Saranno concerti diversi?
«Sì, l’estate scorsa il nuovo album era appena uscito ed essendo anche piuttosto complicato non abbiamo voluto appesantire la scaletta con troppi pezzi nuovi. In questo tour riproporremo invece per intero Folfiri e Folfox, anche se non di seguito come va di moda ora, ma intervallato con canzoni vecchie, anche perché non è un ascolto così semplice…».
Dalle tue risposte lo si è già capito, ma parlami di questo disco, così apparentemente legato a Manuel nelle tematiche, ma musicalmente molto figlio di una band allargata…
«A distanza di qualche mese ci sto rientrando dentro, lo sto studiando in vista del tour e ne sono davvero orgoglioso. La parte musicale è stata composta infatti direttamente da me e Manuel, con il contributo poi in prima battuta di Fabio Rondanini (il nuovo batterista, arrivato dai Calibro 35, ndr) e abbiamo cercato infine di sfruttare tutta la varietà di suoni della band, un pezzo per volta, a strati, senza mai lavorare tutti insieme contemporaneamente, ma completando ognuno la propria parte, un po’ come nella composizione classica. Il risultato è comunque molto adatto a essere suonato live, molto fisico».
Il tutto con una band che è forse la migliore della lunga storia degli Afterhours.
«Ognuno credo si possa dare una risposta. La mia è che probabilmente questa è davvero la formazione migliore da un punto di vista sonoro e tecnico, con un ventaglio di possibilità enormi e musicisti che sono in qualche modo costretti anche a limitarsi per restare nei canoni, pur molto liberi, della band».
Cos’erano per te gli Afterhours prima di entrarci e cosa sono diventati ora?
«Prima sinceramente non li conoscevo quasi per niente, se non di fama. In quel periodo ero in tour con Cesare Basile, amico di Manuel, ed è nata questa possibilità. Ho così approfondito il loro lavoro e conoscendoli ho capito che la loro sensibilità musicale era la mia. Con gli Afterhours sono cresciuto anche come autore, fino a comporre insieme a Manuel l’ultimo disco. La forza degli Afterhours è proprio quella di essere rimasti se stessi nel cambiamento. Nel caso del mio strumento, il violino, rispetto a quello precedente (di Dario Ciffo, ndr) con un suono per certi versi simile a quello di un synth, è stata proprio un’indicazione di Manuel quella di puntare sulla distorsione, sulla scia di Warren Ellis nei Bad Seeds di Nick Cave per intenderci. Cambiando spesso formazione, anche il suono si rinnova».
Oggi cosa comporta essere per molti la più grande rock band italiana di tutti i tempi? Con l’ultimo disco avete dimostrato che è ancora possibile non scendere a compromessi ottenendo comunque successo di vendite…
«Sì e non credo c’entri niente X Factor, perché in quel momento Manuel non era ancora noto al pubblico televisivo».
Sembra quasi che abbiate voluto fare un disco più per la critica che per il pubblico…
«In realtà abbiamo fatto un disco per noi e basta, poi è piaciuto alla critica e gli Afterhours possono contare su una grossa base di fan».
Nonostante in Italia il rock non sia più il centro della scena alternativa italiana, come lo è stato invece negli anni novanta…
«Pur non avendola vissuta in prima persona, quella però era una scena vera, fatta di collaborazioni e di intenti comuni, ne sono la prova esperienze come il Tora! Tora! (festival itinerante ideato da Manuel Agnelli allo scopo di riunire un po’ tutta la scena alternative italiana, ndr), che non per nulla oggi non esiste più. Oggi, invece, complice anche il web e il mondo virtuale, non esiste una vera scena, ma una serie di artisti che vengono accumunati più per amicizie o zone di provenienza. E sì, il rock non è più in primo piano ma un concerto rock per me continua a essere un’esperienza che non ha eguali, paragonabile a un’orchestra che suona Mahler. Quello che possiamo fare noi come Afterhours, per tornare alla tua domanda iniziale, è continuare a celebrare questo rito, a modo nostro…».
Chissà se ai prossimi concerti arriveranno però anche ragazzini che con il rock finora non hanno mai avuto a che fare, semplici fan del giudice Manuel di X Factor…
«Ci ho pensato, ma non credo. Certo, un po’ di pubblico nuovo me l’aspetto, di quelli che hanno apprezzato Manuel e sono andati a recuperare quello che fa e ha fatto nella sua carriera, ma niente di clamoroso, non credo che il pubblico generalista possa apprezzare quello che facciamo e che possa arrivare addirittura a comprare il biglietto per un concerto… Questo sì, ormai, un gesto quasi rivoluzionario».
Suonerete a Rimini, dove pochi mesi fa avete partecipato alla grande festa d’addio del Velvet…
«È stato molto emozionante, ritrovarci tutti insieme, con i ragazzi del Velvet, Samuel (dei Subsonica, ndr), Cristiano (Godano, dei Marlene Kuntz, ndr), per salutare un luogo che nella storia della cultura italiana meno allineata resterà comunque vivo per sempre…».

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