La grande danza torna al Ravenna Festival con Alessandra Ferri e Carsten Jung

All’Alighieri il riallestimento da Beckett. Con una montagna di scarpette a punta sul palco

Foto Lelli Prove

Foto dalle prove di Silvia Lelli

Il sipario della danza al Ravenna Festival si apre dal 4 al 6 giugno, al Teatro Alighieri, con “L’Heure Exquise”, variazioni su “Oh, les beaux jours”, una delle pièce teatrali più importanti del ventunesimo secolo firmata da Samuel Beckett.

In questo riallestimento coprodotto da Af Dance, Ravenna Festival e The Royal Ballet Londra, Alessandra Ferri celebra i quarant’anni di carriera, interpretando un ruolo importante come quello di Winnie “Lei”, la ballerina “âgée” immaginata da Maurice Béjart nel 1998 per Carla Fracci che, nella propria malinconica solitudine, vive nei gioiosi ricordi dei propri giorni felici.

Ferri Foto Lelli

Foto dalle prove di Silvia Lelli

«Per festeggiare con il pubblico questo importante traguardo – racconta l’étoile –, cercavo un ruolo significativo, mai interpretato, giusto ed emozionante per l’artista che sono ora. Riordinando il mio archivio ho trovato una pagina che parlava di un lavoro di Béjart basato sullo straordinario testo di Beckett “Giorni felici”. Mi piace pensare che non sia stato un caso, ma un segno, una concatenazione di date, anniversari, emozioni. Tanto più che ho scoperto che, proprio nel 2021, saranno sessant’anni da quando Beckett scrisse il famoso testo».

Al suo fianco, nei panni di Willy, Carsten Jung dell’Hamburg Ballet John Neumeier, il “Lui” all’epoca impersonato da Micha van Hoecke. Da 24 anni nella prestigiosa compagnia tedesca dove è primo ballerino, è noto per l’eccezionale carisma e la sua grande personalità, doti che hanno permesso a John Neumeier di modellare su di lui una serie insuperabile di personaggi e ruoli tra cui Stanley Kowalski nel balletto “A streetcar named Desire”, Peer Gynt, Sir Lancelot in “Artus Sage” e il recente Arrigo Boito in Duse”, sempre al fianco della Ferri, solo per citarne alcuni. Sul palcoscenico interpreterà un ex partner di “Lei”, che apparirà sommersa non dalla famosa collina di sabbia come in Beckett, ma da una montagna di vecchie scarpette da punta. Al riguardo, una curiosità: sono tutte della Ferri (circa 3 mila) che, durante i lunghi mesi di quarantena, è riuscita a recuperarle anche grazie alla comunità dei ballerini che si è unita su scala mondiale. E così l’artista è riuscita a spedire da Londra ben 42 scatoloni.

«Dopo la creazione che debuttò al teatro Carignano di Torino per “Torino Danza” oltre vent’anni fa – ricorda Ferri –, il balletto è stato rappresentato raramente, proprio perché ha bisogno di due interpreti che sappiano essere, come erano Carla e Micha, ballerini/attori con un lungo vissuto artistico. Non ho avuto dubbi, ho sentito che era quello che cercavo. Per me un altro personaggio femminile, come sono state Virginia Woolf, Eleonora Duse e la Léa di Chéri, donne straordinarie che appartengono a questo secondo capitolo della mia vita».

La Ferri dunque non finisce mai di stupire, soprattutto da quando – dopo l’addio alle scene dal 2007 al 2013 – ha visto riaccendersi la fiammella della danza, più prepotente che mai. La sua danza prima era più istintiva, ora più consapevole, con una  predilezione per i ruoli in cui può esprimere tutto quello che ora sa della vita.

«Trovo malsano – rivela – l’attaccamento alla gioventù, misurarsi con le stesse sfide di prima per provare che ce la puoi ancora fare… Perché torturarsi? No. Accetto che il corpo non mi permetta più tutto e, con tenerezza, mi dico: oggi posso offrire questo, e c’è bellezza fin quando siamo vivi. La danza è verità, e la verità di questa età non è quella dei vent’anni».

Da evidenziare infine che, a rimontare l’originaria regia/coreografia del maestro Béjart, sono stati Micha van Hoeche e Maina Gielgud. Scene e luci sono di Roger Bernard, i costumi di Luisa Spinatelli e le musiche di Anton Webern, Gustav Mahler, Wolfgang Amadeus Mozart e Franz Lehár.

* Articolo tratto dal Ravenna Festival Magazine 2021

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