Clima sessista in discoteca? E la novità dove sarebbe?

Andrea AlberiziaMuovere accuse di sessismo contro la comunicazione promozionale di una discoteca nel 2019 non è in clamoroso ritardo rispetto ai segnali già avuti da, più o meno, decenni? E non è un po’ fantascientifico chiedere che un locale notturno si ponga questioni di parità dei sessi?

59439953 10156920272905837 6692264736064536576 NÈ successo che il Matilda, nota discoteca estiva a Marina di Ravenna che già in passato ha avuto le sue beghe su questioni affini, ha lanciato una promozione per la stagione 2019: per le donne ingresso a un euro se indossano i tacchi. Sui social la campagna è fatta con una foto in cui si vedono le gambe nude di una donna in minigonna davvero mini (la cornicetta rossa dell’immagine copre sapientemente quel minimo di terga che basta per evitare il marchio “parental advisory”) che indossa un paio di scarpe taccate (peraltro piuttosto brutte). Si è smossa una fetta di mondo del web per criticare il messaggio veicolato. In sintesi: offrire sconti in cambio di un certo abbigliamento farebbe passare l’idea di un locale che strizza l’occhiolino al pubblico maschile dicendogli “ehi, guarda che da noi le donne sono disinibite e magari pure disponibili, dai vieni anche tu da noi che le trovi coi tacchi e la gonna corta”. E per dare questo messaggio ai maschi, invita le donne a indossare un accessorio riconosciuto come tortura anche dalla Convenzione di Ginevra (non mancano i pareri medici che ne descrivono i dannosi effetti per la salute).

Quella promozione raffigura una donna oggetto da esibire sui tacchi per attirare orde di maschi? Può darsi. Ma visto che si parla di discoteche, la novità dove sarebbe? Allargando lo sguardo oltre il caso Matilda, le cubiste che ballano con le natiche ad altezza sguardo e le ragazze immagine che accompagnano ai tavoli non rispondono allo stesso canone? E lo sconto per le donne, senza collegamenti all’abbigliamento, è sempre esistito: qualcuno è convinto che sia l’ultimo baluardo di galanteria disinteressata o ci rendiamo conto tutti che è lo stesso principio? Parliamo di ambienti in cui vige la regola della selezione all’ingresso in base all’abbigliamento: non sarà sessista, e nemmeno così discriminatorio, ma dice più di qualcosa sul sistema di valori del contesto e sulle regole del gioco. Con un grande privilegio per chi non le condivide: si può decidere di non partecipare. E si poteva decidere già da tempo, non mancavano gli indizi per capire che aria tirava.

La parte più bella di tutta questa storia, forse, sarà vedere come avverrà l’applicazione della promo. Gli addetti all’ingresso controlleranno le suole come fa il guardialinee con i calciatori? Saranno dotati di un righello? E che succede se una si porta le ballerine nella borsetta e a metà serata scende dai trampoli perché ufficialmente le caviglie le esplodono? Dovrà pagare la differenza?

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