Se la campagna elettorale sui social scivola verso il livello della Lega…

«Abbiamo scelto di raccogliere fondi in maniera trasparente e democratica, per una campagna nella quale parlo delle nostre proposte e mai per lanciare offese o fake news». Lo dichiara, petto in fuori, Stefano Bonaccini nell’annunciare il superamento della soglia dei 20mila euro raccolti in una sola settimana di crowdfunding lanciato per la sua campagna elettorale da presidente uscente della Regione.

Un modo ovviamente per prendere le distanze dal modus operandi della destra e di Matteo Salvini, che sui social come noto non è mai andato tanto per il sottile, tanto per usare un eufemismo. Con ottimi risultati, va anche ricordato. E sarà per questo che anche il civilissimo Bonaccini, con tutto il suo staff, ha più volte abbassato il livello di questa campagna elettorale, almeno quella che corre sul web. Qualcuno potrà dire che si è messo al livello degli avversari, certo (la sua sfidante Lucia Borgonzoni è pur sempre quella che ha lanciato la campagna elettorale presentandosi in senato con la t-shirt “Parlateci di Bibbiano”…), ma non ci pare comunque uno spettacolo edificante vederlo agitarsi – lungo una pericolosa linea tra il bullo e il maestrino – per attaccare l’avversaria alla minima gaffe.

Di gaffe, certo, la Borgonzoni ne ha fatte e la candidata leghista non sta brillando per conoscenza della nostra regione. Ma se la gaffe non la fa, pare che per Bonaccini sia diventato lecito anche inventarsela. Forte anche di una lunga serie di ultras anti-Salvini che non vedono l’ora di condividere il suo post in stile Salvini, con tanto di foto dell’avversaria ricoperta da emoticon che piangono dal ridere, per poi ricordare a ogni occasione buona che loro no, non fanno come Salvini. Il tutto condito da giornali che, mancando spesso gli argomenti, trasformano le polemiche in vere e proprie notizie. E così la Borgonzoni ormai per tutti è una che non sapeva che in Italia gli ospedali sono sempre aperti (bastava guardarsi il video del suo intervento al Pala Dozza per capire invece che aveva solamente proposto di programmare le visite specialistiche anche di notte e nel weekend, come sperimentato, peraltro non si sa bene con quali risultati, in Veneto) o capita che il quotidiano locale titoli con sicumera “Gaffe di Borgonzoni” scrivendo che non saprebbe dell’esistenza dell’assessorato al Turismo solo perché lo ha scritto sui social Bonaccini (e perfino in una nota inviata alla stampa dall’assessore al Turismo stesso) mentre in realtà, ovviamente, andando ad ascoltare il video incriminato, aveva solamente dichiarato che servirebbe un assessorato al Turismo «che funzioni».

Piccoli dettagli che notiamo forse solo noi addetti ai lavori e che in fondo non faranno la differenza, ma sarebbe stato bello, per una volta, poter dire che è stata una campagna elettorale all’insegna della correttezza, almeno da una sola delle due parti, che l’altra lo sapevamo già a che livello era…

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