A proposito di donne, famiglia, tradizioni e politica

E così, il miracolo è avvenuto. Senza star troppo ad analizzare ragioni e retroscena, guardiamo al proscenio: comunque vada, da Ravenna andranno in Parlamento delle donne. All’uninominale alla Camera sono donne tutte le candidate dei quattro schieramenti più importanti e ci sono donne ben posizionate per essere elette anche nei plurinominali e al Senato. E questa, comunque sia, è una buona notizia di per sé, perché ribalta l’immaginario a cui siamo più abituati, e per una volta vediamo uomini, segretari di partito nella fattispecie, a “servizio” di candidate donne. Vediamo foto di sole donne. Non si era mai visto e non è poco.

Detto questo, naturalmente, non basta eleggere donne per poter contare su politiche automaticamente più a favore delle donne. Inutile dire che quando si sente parlare di famiglia tradizionale, un brivido corre lungo la schiena perché nella famiglia tradizionale italiana la donna è quella che si è sempre sobbarcata la gran parte del lavoro di cura di bambini e anziani dovendo rinunciare a carriera e lavoro, in tutto o in parte. Quindi insomma, da un punto di vista di parità di genere, le tradizioni vanno bene magari quando si fanno i cappelletti, ma per il resto sembra meglio scommettere sull’innovazione. Compresa quella delle cosiddette famiglie arcobaleno, quelle con due mamme o due babbi che tanto fanno paura al centrodestra. Cosa c’entra questo con le donne? C’entra nella misura in cui ci aiuta a sradicare automatismi, a rimetterci in discussione e a crescere ragazzi e ragazze più libere. Del resto, non sono certo le coppie omosessuali la causa della denatalità, non sono certo loro a far sì che ormai fare figli sia diventata una sfida impossibile che può portare alla povertà (non a caso i minori sono quelli più a rischio di povertà, perché sono un costo enorme per le famiglie…), non sono loro a negare a tante donne e uomini la possibilità di diventare genitori. Sono le politiche, naturalmente: le politiche del lavoro, ma anche quelle dei bonus a pioggia indipendentemente dal nucleo famigliare, tanto per restare su temi più recenti. Le politiche abitative, quelle che riguardano beni pubblici come scuola e salute che anche qui, dopo anni in cui ci siamo raccontati che eravamo l’eccellenza, stiamo vedendo degradare sempre più. Basta vedere la situazione del pronto soccorso. E sarebbe bello capire perché Ravenna sia tra le città d’Italia con le classi più affollate. E come evolveranno i servizi per l’infanzia dopo l’esternalizzazione della prima materna? Ecco, quanto costa su tutto questo il genere del decisore? L’auspicio è che non conti nulla, che uomini o donne se ne facciano carico alla pari. Come sempre, in tutte le situazioni, da quelle pubbliche a quelle private, dovrebbe essere. E le foto di gruppo a destra e sinistra di questa campagna elettorale vanno per fortuna e finalmente in questa direzione.

Ravvena&Dintorni: l'editoriale
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