Evviva la cultura della partecipazione

Fausto PiazzaIn tempi in cui si parla tanto di “populismo” è singolare il moltiplicarsi in questi ultimi tempi intorno a progetti culturali – in particolare legati alle arti performative – di chiamate pubbliche a far parte di uno spettacolo. Ravenna Festival, che è la più importante e autorevole manifestazione artistica cittadina ne ha recentemente lanciate ben tre. La possibilità per il “popolo” di aderire a questi appelli e far parte così di un cast di opera teatrale o di un balletto, oppure di esibirsi in audizioni pubbliche, è ancora aperta in tutti i casi (si veda l’inserto sui programmi del festival 2017, all’interno di questo giornale).
Una di queste chiamate, rivolta a cittadini ravennati (e non) – praticamente di tutte le età – è stata promossa dalla compagnia teatrale delle Albe, impegnata nella messa in scena di “Inferno”, la prima delle tre cantiche della Commedia dantesca che dovrebbero essere allestite biennalmente da qui al 2021. In verità Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, che sono fondatori e anima delle Albe, hanno sempre immaginato un teatro tanto vitale quanto partecipato, portando avanti la straordinaria esperienza della non-scuola e degli adolescenti che si catapultano, anima e corpo dentro una “loro” rappresentazione e interpretazione di testi classici. Quindi non si tratterebbe di una novità, senonché a questa chiamata hanno risposto – finora – 540 cittadini. Un risultato ben oltre le aspettative. A questo si aggiunge la chiamata pubblica per uno spettacolo di danza del coreografo francese Dubois a cui “servono” 40 uomini (fra i 20 e i 60 anni circa) a cui si chiede solo il coraggio di esibirsi sul palco del Pala De André e quel minimo di prestanza fisica per reggere corse e “ammucchiate” nell’arco di poco più di ora. Non è consentito a danzatori professionisti o dilettanti. Insomma solo gente comune con tutti i suoi difetti. Si sono già fatti avanti in una ventina, fra cui una squadra di biathlon al completo. Manca solo l’ultima chiamata, quella di Cristina Muti rivolta alle giovani energie creative locali. Non c’è premio e non c’è cast in cui essere inseriti, ma c’è da scommettere che tanti vorranno provare l’ebbrezza di un’audizione pubblica. Forse nell’epoca dell’apparenza e dell’esibizionismo ci sarà anche qualcuno che vuol solo farsi notare, e ci sarà anche qualche snob che continua a pensare che l’arte la devono intraprendere solo i professionisti… Ma che intorno alla cultura ci sia una così intensa voglia di partecipare come protagonisti e non solo spettatori è una consolazione notevole, pensando al cinismo e all’ignoranza che dilagano.

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