La Ravenna resistente che fa rifiorire la cultura

 

Era quasi commovente assistere qualche giorno fa alla presentazione dell’edizione 2020 del festival di danza urbana “Ammutinamenti”. Traspariva l’emozione e la soddisfazione di un folto staff di sole donne, giovani e “tenaci” che a testa bassa hanno lavorato durante e dopo il lockdown, senza scoraggiarsi, per realizzare il loro festival, condividerlo con gli artisti che hanno invitato e con tutta la città. Hanno fatto l’impossibile – come scritto nel sottotitolo della manifestazione perché è indispensabile. E non solo per loro stesse che di mestiere fanno le organizzatrici e promotrici di eventi e le talent scout di giovani leve delle arti performative, ma soprattutto per ridare vita e slancio a quegli artisti soffocati nella creatività dalla pandemia. Che rischiavano di essere l’ultima ruota del carro della ripresa, senza un palco o un pubblico intorno per cui esibirsi. Senza lavoro.

Queste righe le scrivo non tanto e non solo per la resilienza che ha dimostrato “Ammutinamenti” e i cantieri Danza che lo promuovono da decenni ma anche per molte altre associazioni e enti artistici e culturali che hanno espresso questa estate una straordinaria volontà di ricominciare nel campo dello spettacolo dal vivo organizzando festival, eventi teatrali, musicali, incontri letterari. Tutti dal vivo, in presenza, riscattando dall’impotenza di essere in scena tanti attori, danzatori, musicisti, cantanti e scrittori.

Arricchendo questa estate ravennate – per altri versi un po’ farlocca – di emozioni e conoscenza, che pensavamo di avere perduto. Chi ha vissuto certi eventi spettacolari alla Rocca, all’arena di Classis, sulla spiaggia di Marina è rimasto incantato e si è potuto confrontare con la bellezza dell’arte…

Forse un po’ meglio di un’apericena, una pizzata o quattro salti in discoteca.

E voglio dire che più che “resiliente” questa prospettiva, questo dinamismo – a cui non poco hanno contribuito i finanziamenti del Mibact, della Regione e del Comune di Ravenna, che non è mai arretrato nel sostenere la cultura e lo spettacolo dal vivo – mi è sembrato “resistente”, qualcosa di più entusiasmante che passivo, non l’impotenza soddisfatta da un sussidio ma una voglia di fare e una tensione verso il futuro. Qualcosa che sta per rifiorire e che ci può consolare.

Lo vedremo meglio quando riapriranno definitivamente i teatri e gli altri spazi di spettacolo con le loro ordinarie e straordinarie stagioni artistiche. Magari ce la possiamo fare.

Ravvena&Dintorni: l'editoriale
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