La discarica di Imola è anche una questione ravennate

Alessandro MontanariL’ampliamento della discarica Tre Monti di Imola è stato bocciato dal Consiglio di Stato. La sentenza getta un’ombra pesante sulla gestione regionale dei rifiuti ed interessa da vicino il territorio ravennate perché la Tre Monti confina con Riolo Terme.
Nel sito imolese finiscono – o sarebbe meglio dire finivano – i rifiuti di quattro comuni della Romagna Faentina (Brisighella, Casola Valsenio e Castel Bolognese oltre che Riolo) e da quando il sito è stato chiuso (inizio 2018, dopo la prima sentenza del Tar) il pattume manfredo è stato portato a Forlì, nell’inceneritore.
La discarica imolese era una delle tre dell’Emilia-Romagna che sarebbero dovute restare aperte secondo il piano rifiuti. Le altre sono quelle di Carpi e di Ravenna. Dove però si sarebbe dovuto spegnere l’inceneritore: il termine era previsto per dicembre 2018 ma è stato posticipato. Sarà interessante capire che succederà ora.

Il mancato ampliamento della discarica imolese, che secondo i dati Hera riceveva 900 tonnellate di immondizia al giorno, getta un pesante punto interrogativo su questo piano. Come si sarà ormai intuito, quello dei rifiuti è un risiko da comporre e se si chiude un sito come quello imolese va rivisto l’intero bilanciamento.
A questo punto non sono pochi i dubbi sul tavolo: ad inizio gennaio l’assessore regionale all’Ambiente Paola Gazzolo ha fissato in sei mesi il termine per il quale si verificheranno gli obiettivi del piano, che peraltro ha il 2020 come orizzonte.

A Imola il Movimento 5 Stelle, che da un anno esprime il sindaco, ha esultato al momento della bocciatura da parte del Consiglio di Stato. Se quello dei grillini sia o meno un ragionamento lungimirante è questione che ognuno valuterà da sé, va tuttavia ricordato il motivo per cui la discarica è stata bocciata: in sintesi la Regione, per blindare la procedura di Via (Valutazione di Impatto Ambientale) dell’ampliamento, chiese a suo tempo un parere al Ministero dei Beni e delle Attività culturali. Parere – si badi bene – che non sarebbe stato necessario nell’ambito della procedura e che, quando arrivò, fu negativo.

Nonostante ciò, la Via per l’ampliamento fu ugualmente positiva, proprio perché il parere del Mibact non era stato giudicato vincolante. Il ricorso al Tar di varie associazioni è nato da qui e i giudici hanno dato ragione agli ambientalisti: nel momento in cui l’Emilia-Romagna chiese il parere di fatto si autovincolò e non poteva più far finta di nulla.
Un modo di fare piuttosto “leggero” per una questione importante come quella dei rifiuti e prendersela con chi oggi esulta per la chiusura della discarica significherebbe avere la memoria corta.

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