Nuovo orario dei treni, un gioco di prestigio scoperto subito

Alessandro MontanariC’è qualcosa di magico nel nuovo orario regionale dei treni in vigore dal 9 dicembre.
Non c’è dubbio che ci voglia un certo talento per ricevere tante critiche – addirittura una class action – nel momento in cui si velocizza una tratta ferroviaria.

La linea Bologna-Ravenna passa da 83 a 69 minuti (e il risparmio nell’economia della giornata di un pendolare non è da disprezzare) e i treni per Rimini aumentano ma si riesce a scontentare comunque molte persone grazie alla quasi totale cancellazione delle fermate di Godo e Classe. Si dirà: il treno veloce non può sostare ad ogni stazione, altrimenti si torna all’ora e mezza di percorrenza.

Il punto però è un altro: l’impressione è che i territori e i pendolari non siano stati minimamente ascoltati e sia in atto un rimpallo di responsabilità tra la Regione e Trenitalia.
L’ente pubblico ha detto di avere investito tre milioni di euro sulla linea e che non si aspettava un peggioramento del servizio.
Trenitalia, dopo alcuni giorni di silenzio, ha rilanciato la palla nell’altro campo ed è emerso che gli orari erano già noti a Regioni e istituzioni.
Ci sbilanciamo: i sindaci sono con ogni probabilità esenti da colpe. Dubitiamo che il sindaco di Ravenna Michele de Pascale abbia avvallato la scelta di cancellare la fermata di Classe dove c’è il monumento statale più visitato in provincia e dove, soprattutto, una settimana prima aveva inaugurato un museo su cui si è lavorato per vent’anni.
Allo stesso modo è lecito pensare che a Russi l’amministrazione non sapesse nulla del pasticcio di Godo trovandosi con decine di genitori, che hanno pagato costosi abbonamenti, infuriati a pochi mesi dalle elezioni.

Così ai sindaci non resta che schierarsi al fianco dei pendolari e trovare soluzioni tampone. Nello specifico autobus che, rispetto al treno, sono più lenti e più inquinanti.
Come è stato possibile? Lo si capisce dalle parole della Regione che ha spiegato che i tre milioni di euro investiti non sono stati usati – come sembrava all’inizio – per velocizzare la Ravenna-Bologna ma per potenziare il servizio metropolitano tra Imola e Bologna, in modo che in quella tratta non servissero più le fermate dei treni regionali da e per Ravenna. Insomma: i dieci minuti in meno sono stati ottenuti come un effetto secondario di questo investimento più il depennamento di una piccola stazione ravennate.

Un gioco di prestigio che però è stato scoperto in fretta. Se la priorità fosse stata Ravenna e non Bologna il ragionamento sarebbe stato questo: treni regionali confermati per chi percorre breve distanze, aggiungendo diretti per i pendolari. Magari qualcuno che passi da Faenza, geograficamente più fortunata di Ravenna e dove – giusto per ricordarlo – ferma il famoso “treno dantesco” che collega il nostro territorio a Firenze. Da Faenza e Ravenna, poi, chiedete a Caronte.

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