Rigenerare e ricostruire tanto per cominciare

Fausto PiazzaIn questa fase due della ripartenza nevrotica e recalcitrante – disseminata di se, ma e forse – la concretezza si fonda (in senso anche letterale) sull’edilizia, le costruzioni e pure sul mercato immobiliare.
Dopo grandi catastrofi economiche e belliche è da li che si è sempre mossa la ripresa, la circolazione del denaro, lo sviluppo del lavoro e dei redditi. Tutte cose di cui oggi abbiamo bisogno, oltreché la salute, come il pane.

Peraltro alcuni cantieri si sono già aperti, proprio quelli pubblici, prima quelli socialmente utili, ora anche tutti gli altri, compresi quelli d’impresa privata.
Si è già iniziato a riparare le buche, l’asfalto sconnesso, di cui mentre l’epidemia impazzava non importava più a nessuno. Non è il massimo ma tanto per cominciare basta. D’altra parte – li avevamo elencati attraverso alcuni servizi di primo piano su queste pagine qualche mese fa – Ravenna è piena di cantieri pubblici da portare a termine e di altri che dovrebbero partire.
Si va dalla Darsena, col sottopasso della stazione e la passerella lungo il Candiano, all’ex Caserma di via Bixio, dalla Rocca Brancaleone alle tanto vituperate edificazioni del nuovo Palasport in area Pala De André e della nuova piscina.
Se non sono proprio delle priorità potrebbero essere un bel volano per mettere in moto risorse pubbliche (che altrimenti potrebbero andar perse), maestranze, manovali, artigiani e fornitori.

Certo c’è sempre la burocrazia di mezzo e forse anche il rischio della sempiterna corruzione, ma viste le circostanze varrebbe la pena rischiare, magari prendendo ad esempio l’efficienza – grazie a tante deroghe di regolamenti e cavilli – che ha caratterizzato i lavori del ponte di Genova.

Volendo, a Ravenna, c’è ancora tanto da rigenerare e riedificare, un tot di ettari in darsena di città, e forse ancora qualche finanziamento da investire col plafond promesso dal “Piano Periferie” di qualche governo fa. Questo ormai è un tormentone a cui forse non crede più nessuno, ma se non ci ri-proviamo ora quando mai si farà?

Da un altro versante ma sempre attinente al ricostruire, Coronavirus e lockdown ci hanno fatto riflettere quant’è bello ovvero sfinente o massimamente disagevole – dipende dai casi e dalle opportunità domestiche ovviamente – vivere e lavorare rintanati in casa. Di questi ripensamenti, che implicano anche nuove prospettive per l’abitare, il contesto urbano, la sostenibilità ambientale, la mobilità e l’accessibilità dei servizi, c’è un abbondante e qualificata discussione in atto che pubblicheremo nei prossimi giorni.
A grandi linee i temi salienti sono che abbiamo bisogno di case più confortevoli, con luminose aperture verso l’esterno e zone verdi, che siano adeguate tecnologicamente, che ci facciano risparmiare sulle bollette… Chi compra, vende o affitta, chi costruisce o ristruttura ne tenga conto, tanto per comprenderne il vero valore.

Ma dobbiamo anche pensare seriamente e agire per dare un tetto ai tanti che non ce l’hanno, e non se le possono permettere.

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