I treni vanno più veloci ma Ravenna è ferma in stazione

Alessandro MontanariChi è salito in un qualsiasi treno regionale nelle ultime settimane avrà sentito l’annuncio dello speaker che ricordava ai passeggeri lo sconto praticato in spiaggia a chi avrebbe raggiunto Cervia in treno e preso un lettino, offerta valida dal lunedì al venerdì. L’accordo è stato raggiunto con i bagnini della Città del Sale. Invece sui lidi ravennati – dove per arrivare senza auto il turista deve prendere, oltre il treno, anche l’autobus – nemmeno un caffè omaggio. Politiche turistiche, si dirà, e i cervesi che di quello campano molto più dei ravennati, le sanno fare meglio. Può darsi.

Qui, però, interessa dare un’occhiata all’altra parte dell’accordo: quello che riguarda i treni. L’aumento delle corse verso Cervia e altre località della Romagna è stato sottolineato con un comunicato stampa ad hoc in cui Ravenna veniva, in pratica, ricordata soltanto per una coppia di corse estive di collegamento con Roma. Tanto che il sindaco aveva richiamato Trenitalia, sottolineando che i treni destinati alla Città del Sale passeranno anche da Ravenna e, magari, nel comunicato lo si poteva pure ricordare. Viene però da pensare che si sia trattato di un lapsus freudiano visto il modo in cui il capoluogo è collegato col resto non diciamo del mondo, ma della regione.

Mentre nelle altre città romagnole si pensa all’Alta Velocità, a Ravenna si combatte ancora per avere un tempo di percorrenza con Bologna inferiore all’ora. Perché – caso forse più unico che raro – il singolo passeggero che deve recarsi nel capoluogo regionale non ha nessun vantaggio nel scegliere il treno rispetto l’auto. In condizioni di traffico ideale il viaggio spazia tra i tre quarti d’ora e l’ora, con un pedaggio di 5,2 euro. In treno il biglietto costa 7 euro e ci vuole un’ora e venti, salvo qualche eccezione. Insomma, se si possiede un’automobile che consuma il giusto, il treno non conviene. Il discorso vale per Bologna ma si potrebbe ripetere anche per Rimini (55 minuti), senza contare che non ci sono corse ferroviarie per Forlì e Cesena e quelle per Faenza sono al lumicino. La città manfreda è peraltro un nodo ferroviario molto più efficiente di Ravenna.

Quello dell’isolamento ravennate è un problema noto da tempo ma che nessuno sembra voler affrontare in modo serio. Non si tratta di un problema solo dei pendolari, ormai purtroppo vaccinati sui tempi biblici delle percorrenze, ma anche dei turisti che viaggiano ad una velocità sempre più alta. Per ultimo, va ricordata la situazione della stazione: mentre in altre città sono state riqualificate con la presenza di negozi e nuove infrastrutture, a Ravenna non si vede niente di tutto ciò e anche il collegamento fronte Darsena, inserito nel bando periferie, ad oggi è fermo ai carotaggi eseguiti ormai un anno e mezzo fa.
Il capolinea, in altre parole, non pare troppo vicino.

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