L’Emilia-Romagna attende 401 milioni di euro dallo Stato che avrebbero dovuto arrivare il 15 gennaio. Si tratta dei fondi nazionali per il trasporto pubblico locale (Tpl), che ogni anno il governo stanzia a tutte le Regioni per sostenere le reti di autobus, tram, metropolitane e treni regionali. La legge italiana prevede che il ministero delle Infrastrutture eroghi l’80% delle risorse entro la seconda settimana di ogni anno, ma alla fine di aprile i fondi 2026 devono ancora arrivare. È la prima volta che avviene un ritardo così importante. La giunta De Pascale ha dovuto anticipare i soldi di tasca propria ai Comuni, altrimenti si sarebbe rischiato lo stop alla rete di trasporto pubblico locale. Le altre Regioni italiane sono nella stessa situazione.
Non solo: il governo Meloni ha deciso di ridurre i fondi Tpl in modo trasversale. Nel 2025 ammontavano in totale a 5,34 miliardi di euro, per quest’anno sono scesi a 5,27 miliardi di euro. Si tratta di un taglio di circa 75 milioni di euro, di cui 9,6 milioni all’Emilia-Romagna. Le altre Regioni più penalizzate sono Lombardia (-25,7 milioni), Lazio (-20,7 milioni), Veneto (-10,9 milioni) e Liguria (-5,5 milioni).
Nella tabella qui di seguito sono indicate le ripartizioni del 2026 confrontate con quelle dello scorso anno (la riga evidenziata in giallo è quella dell’Emilia-Romagna).

Il fondo nazionale Tpl viene distribuito alle regioni in base a criteri percentuali che tengono conto dell’estensione della rete di trasporto pubblico e del numero di utenti. In sostanza le Regioni che hanno un sistema più sviluppato e utilizzato sono anche quelle che ricevono più soldi. Una sentenza del 2023 della Corte costituzionale ha invitato a rivedere i criteri per non penalizzare i territori più arretrati, ma è rimasta inapplicata.
Con i suoi 401 milioni, l’Emilia-Romagna è la sesta regione italiana per quantità di contributi ricevuti, pari al 7,6% del totale nazionale. Nel 2025 erano 411 milioni. La quota maggiore va alla Lombardia con 929 milioni (il 17%), seguita dal Lazio con 635 milioni (12%). In fondo ci sono la Basilicata con 80 milioni (1,5%) e il Molise con 38 milioni (0,7%).
Lo scorso 17 marzo la Conferenza delle Regioni ha approvato un ordine del giorno per chiedere l’immediato rilascio dei fondi, che però risultano ancora bloccati. Il 14 aprile alla Camera le forze di opposizione hanno presentato una mozione unitaria per sollecitare il governo, ma è stata respinta. L’assessora regionale alla mobilità e trasporti, Irene Priolo, conferma la gravità della situazione: «Stiamo provvedendo noi come Regione; diversamente avrebbe significato tagliare i servizi. Parliamo di politiche che riguardano milioni di cittadini e lavoratori; è evidente il disinteresse da parte del governo per questo tema fondamentale. In generale c’è stato un definanziamento strutturale del fondo nazionale per 800 milioni di euro e questo è molto grave, perché nel corso del tempo non si è nemmeno provveduto all’adeguamento dell’Istat».
Priolo si riferisce ai continui tagli del fondo Tpl, avviati nel 2009 dal quarto governo Berlusconi. Da allora, ha calcolato Legambiente nel suo ultimo rapporto “Pendolaria”, i sostegni nazionali al trasporto pubblico si sono ridotti del -38% in termini reali, rapportandoli cioè all’aumento dell’inflazione e del costo del carburante. Quest’ultimo rappresenta il tasto più dolente degli ultimi due mesi: da una parte lo Stato ha ridotto i fondi, dall’altro sono avvenuti gli ingenti rincari energetici a causa della guerra in Iran. Per compensare, conclude Priolo, «come Regione mettiamo risorse di bilancio per 130 milioni tra integrazioni e agevolazioni sia per il trasporto su gomma che su ferro».
Sul tema è intervenuta anche Legacoop Emilia-Romagna: «Lo shock energetico innescato dalla chiusura dello stretto di Hormuz sta colpendo duramente il sistema dei trasporti in Emilia-Romagna, che è un’infrastruttura economica e sociale essenziale», ha detto il presidente Daniele Montroni. «Non basta sbloccare l risorse, bisogna adeguarle alla realtà dei costi e intervenire con urgenza sui meccanismi che bloccano la liquidità». Per il trasporto delle persone, afferma Legacoop, le cooperative emiliano-romagnole coprono oltre il 30% del servizio Tpl regionale. «Il carburante è la seconda voce di costo dopo il personale e il gasolio è aumentato del 40% dall’inizio del 2026, per extra-costi che superano i 40 milioni di euro al mese sull’intero settore bus nazionale», sottolinea l’associazione.
Il trasporto pubblico locale interessa soprattutto le fasce a basso reddito e le aree periferiche. In Romagna i collegamenti più arretrati sono lungo l’asse est-ovest, dall’entroterra alla costa e viceversa. I treni regionali viaggiano sui binari nord-sud, sulle linee Bologna-Rimini e Ravenna-Rimini, collegando i principali capoluoghi e le città della costa con almeno un convoglio all’ora; mentre per spostarsi per esempio da Forlì o Cesena verso il mare, la ferrovia non esiste e gli autobus sono pochi e con orari pensati soprattutto per gli studenti delle scuole superiori.



