Confermata la sospensione interdittiva per dieci mesi dalla professione medica nei confronti di tre dottoresse del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna indagate dalla polizia per presunti certificati falsi emessi per impedire il trasferimento di cittadini stranieri irregolari verso i centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Bologna cui si erano rivolte le tre mediche per chiedere una revisione del provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari di Ravenna il 13 marzo. La notizia è riportata dal quotidiano Il Resto del Carlino nell’edizione odierna, 22 aprile.
Il tribunale ha ritenuto ancora sussistente il pericolo di reiterazione del reato, nonostante l’Ausl Romagna avesse già sollevato gli indagati dall’incarico specifico. Mentre le tre dottoresse colpite dalla sospensione totale hanno presentato ricorso, gli altri cinque colleghi indagati hanno accettato la misura più lieve: l’interdizione per dieci mesi dalla sola compilazione delle certificazioni di idoneità per i Cpr.
L’indagine coinvolge complessivamente otto medici (sette operativi a Ravenna e uno recentemente trasferito a Forlì), accusati a vario titolo di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Secondo l’impianto accusatorio, accolto dal Gip, i medici avrebbero agito per finalità ideologiche, contestando apertamente il sistema di gestione dell’immigrazione irregolare attraverso atti contrari alla legge e alla deontologia.
Le difese attendono ora il deposito delle motivazioni (previsto entro 45 giorni) per valutare un eventuale ricorso in Cassazione. Nel frattempo, le tre dottoresse sospese sono già state sostituite nei turni ospedalieri.



