Sulle ali della grande musica il Maestro Muti celebra l’amico Raul Gardini

Duemila ravennati, presenti in teatro e in piazza il giorno di Sant’Apollinare, per il concerto commemorativo “pubblico” che suggella, fra gli applausi, il mito dell’imprenditore a 25 anni dalla scomparsa

Muti Gardini Teatro Alighieri

foto Silvia Lelli

La si apprezza nel volgere di un’ora e mezza – per quanto fosse attesa e preparata da giorni –  la celebrazione “pubblica” di Raul Gardini, a 25 anni tondi tondi dalla morte, nel giorno di Sant’Apollinare a Ravenna, fra tanta partecipazione popolare, scrosci di applausi e un po’ di commozione, almeno fra i ravennati che lo avevano conosciuto personalmente.

Una serata in memoria del Contadino e del genio finanziario e industriale, del capitano d’impresa ma soprattutto di barche a vela – i formidabili Moro di Venezia – che nei primi anni ’90 hanno fatto sognare i ravennati (e tutti gli italiani) il primato della Coppa America, la regata più importante del mondo.
Il ricordo viaggia sulle ali del vento ma anche della musica di Riccardo Muti, amico di Raul, che ha voluto offrire alla città – assieme alla famiglia Gardini e con il sostegno dell’omonima Fondazione – uno straordinario concerto-tributo all’imprenditore e all’uomo, scomparso nel 1993.

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A disposizione dei cittadini il teatro Alighieri (con una cinquantina di posti disponibili anche in palcoscenico, dietro l’orchestra), un maxischermo al Palacongressi di Largo Firenze e in Piazza del Popolo, dove molti si sono radunati di buon’ora accomodandosi in seggioline portate da casa. Complessivamente un’adesione all’evento di almeno 2mila persone, che la dice lunga su come il mito di Gardini, “ultimo imperatore” di Ravenna, sia ancora ben radicato in città, a un quarto di secolo dalla sua tragica fine e dalla catastrofe economico-finanziaria del gruppo Ferruzzi.

Riccardo Muti è in gran parte artefice e protagonista con l’Orchestra Cherubini di una commemorazione nel segno dell’arte, senza fronzoli e senza sfarzi. Così come è discreta anche la presenza dei più stretti congiunti di Raul (i figli Ivan, Eleonora, Maria Speranza, con consorti e figli; manca solo Idina che ormai da tempo si è “ritirata dal mondo”) e degli amici di famiglia (dalla stilista Miuccia Prada a vari manager e creativi del mondo industriale, del design e dell’arte). Quel che conta è il programma musicale – appena 70 minuti di brani di autori tutti italiani, ma molto intensi – peraltro scelto scelto dal Maestro con la cura che si addice per onorare l’amico «vulcanico e lungimirante».

A introduzione del concerto si proietta qualche frammento significativo di una storica intervista in tv di Giovanni Minoli a Gardini, raccolta nel pieno del suo successo imprenditoriale e sportivo. «Io e Serafino Ferruzzi – dice Raul del suocero-patriarca che gli aveva lasciato il comando delle aziende – avevamo la stessa passione per la terra, per i suoi prodotti, per la loro trasformazione e il commercio…». Successivamente, l’imprenditore erede, nelle vesti di innovatore, punta anche sulla ricerca nella chimica “verde”: combustibili, plastiche e derivati da prodotti di origine agricola. A proposito della competizione economica e degli affari Raul precisa: «Ho un buon sistema nervoso… sono tollerante». Ma quel che più risalta è il Gardini “corsaro” che sfida venti e onde con quei bolidi a vela inventati nei cantieri della “sua” Montedison, l’apoteosi di uno che amava competere ai limiti del possibile.

Muti Gardini Piazza Del PopoloNel vecchio video che scorre Raul ha un’espressione franca e sorniona, quel sorriso un po’ sghembo e affabile, soprattutto quando confessa che ama il vento, il mare, che fiuta il mutare dei giorni, delle stagioni, gli piace «stare dentro gli elementi» della natura.
E in questa autentica espressività – complice la cadenza romagnola – si capisce dove nasce l’affetto e la simpatia che ha incantato tanti ravennati e ne ha fatto uno dei personaggi più amati e rispettati della storia recente della città.

Riccardo Muti apre l’omaggio musicale con una premessa breve ed essenziale «Questo concerto è dedicato alla memoria di un amico, un uomo non comune, quale imprenditore, sportivo e sensibile alla cultura, visto che ha sostenuto diversi e importanti eventi musicali per la città con il Ravenna Festival». Poi spazio solo alle calibratissime note di un programma che varia sensibilmente dall’iniziale Contemplazione di Alfredo Catalani agli “intermezzi” di opere di Mascagni, Leoncavallo, Puccini e Giordano. Il Maestro fa un solo appunto, rivolgendosi al pubblico, per il Notturno del compositore Giuseppe Martucci: «È un pezzo di riguardo della cultura musicale napoletana, di grande bellezza e pace che voglio dedicare in modo speciale all’amico Raul. Vi prego di non applaudire alla fine, di rispettare il silenzio per un momento di meditazione».

L’ultima parte del concerto è incentrata sui quattro movimenti “ballabili”, le Quattro stagioni, tratte dal terzo atto dell’opera I Vespri Siciliani di Giuseppe Verdi. Prima dell’esecuzione Muti evidenzia una certa sintonia fra le musiche proposte e la personalità di Gardini «Prima abbiamo suonato brani sognanti e malinconici, un aspetto della sua indole, ora passiamo a una musica più gioiosa e spiritosa, vicina al suo carattere romagnolo, all’uomo e alla sua terra».

Infine un lungo applauso, in teatro ma anche (e fa un certo effetto straniante) di fronte agli schermi delle “dirette video” al palacongressi e in piazza, a sancire che Raul Gardini, oltre la storia ancora discussa e “oscura” del suo destino, è ormai – almeno a Ravenna – un mito indiscutibile.

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