In 17mila per la mostra del Mar di Ravenna. Che punta sulle foto di Oliviero Toscani

I dati di “War is over” e i prossimi progetti del museo. Nel 2020 protagonista Paolo Roversi

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Il sindaco al Mar vicino all’opera di Picasso durante una delle iniziative nell’ambito della mostra War is Over

Sono 17.200 (di cui 10mila a pagamento) i visitatori registrati nel corso di oltre tre mesi di apertura dalla mostra “War is over” del Mar di Ravenna, terminata lo scorso 13 gennaio. Si è trattato della prima cosiddetta “grande mostra” dopo l’addio dello storico curatore Claudio Spadoni, la prima, su indicazione della nuova Amministrazione, allestita nel periodo invernale e non più in quello canonico primaverile.

Un anno fa furono invece circa 15mila le presenze registrate alla mostra “Montezuma, Fontana, Mirko”, l’evento principale della Biennale del Mosaico.

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L’ultima mostra di Spadoni, nel 2016, aveva registrato 28.500 visitatori (ma con un mese in più di apertura, da febbraio a giugno) mentre il record risale ancora a quella del 2003 dedicata al critico Roberto Longhi, con circa 55mila visitatori. Nei 13 anni di attività sotto la direzione di Spadoni, la media di visitatori alle grandi mostre del Mar è di poco superiore ai 31mila biglietti staccati, con budget variabili dai 900 ai 500mila euro degli ultimi anni.

L’ultima mostra, “War is Over”, è costata invece 700mila euro, di cui 200mila spesi in promozione e 100mila coperti da sponsor privati e altri 100mila arrivati grazie a finanziamenti europei.

Complessivamente nel 2018 sono stati circa 40mila i visitatori del museo ravennate.

Quest’anno al Mar tornerà la Biennale del mosaico ma è stata già annunciata una grande mostra fotografica con un nome d’eccezione: in primavera è infatti in programma “Oliviero Toscani: più di 50 anni di magnifici fallimenti”, a cura di Nicolas Ballario, un’esposizione che mette in scena la potenza creativa e la carriera del fotografo, attraverso le sue immagini più note che hanno fatto discutere il mondo su temi come il razzismo, la pena di morte, l’Aids e la guerra. La mostra sarà accompagnata da altri due eventi espositivi: “Arrigo Dolcini, professione fotografo”, a cura di Alessandra Dragoni e Gabriele Pezzi, da uno dei fondi inediti più ricchi della Biblioteca Classense, uno sguardo sull’umanità della provincia italiana nei ritratti ravennati degli anni ’50; “Looking on”, in collaborazione con l’Osservatorio Fotografico di Ravenna, sguardi e prospettive sulla nuova fotografia italiana.

Nel 2020 sarà invece la volta del fotografo ravennate di fama mondiale Paolo Roversi.

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