Dadina: «Sull’accoglienza dei migranti siamo a uno spartiacque e c’è troppo inerzia»

Il fondatore del Teatro delle Albe tra i promotori del comitato per Mediterranea. «Non mi aspettavo il rifiuto del vicesindaco, i repubblicani sono importanti»

DadinaGiovedì 7 marzo dalle 20.30 all’Almagià si svolge un evento di raccolta fondi per Mediterranea, la nave che batte bandiera italiana che fa azioni di monitoraggio e salvataggio nel Mare Mediterraneo di barche di migranti in difficoltà. Un’iniziativa promossa da un comitato molto composito che vede insieme personalità della cultura, della politica, del mondo sindacale, dell’associazionismo. Sul palco ci sarà in apertura il sindaco Michele De Pascale e Valerio Camposeo dell’equipaggio della nave, è in programma un collegamento via Skype con Mediterranea e un videomessaggio di Alessandro Bergonzoni che su questo fronte, come molti altri artisti, si è speso in prima persona.

Momento clou sarà lo spettacolo del Teatro delle Albe Rumore di acque, dopo nove anni dal debutto ancora purtroppo drammaticamente attuale. E in effetti, tra le persone che più hanno lavorato a questo evento e lavorato perché fosse così inclusivo c’è uno dei fondatori delle Albe, Luigi Dadina, che ci ha raccontato un po’ il percorso di questa iniziativa con la forza di uno slancio che sembra mescolare orgoglio, voglia di riscatto e indignazione.

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«L’idea è nata parallelamente da Giovanni Paglia (dirigente ravennate di Sinistra Italiana, la forza politica che materialmente ha permesso l’acquisto del rimorchiatore che è poi diventato Mediterranea, ndr), da Sinistra per Ravenna e anche dal sindaco. In autunno c’erano stati numerosi momenti di raccolta fondi in diverse città italiane che coinvolgevano personalità della cultura. Ma noi delle Albe parliamo di questi temi da sempre, fa parte del nostro stesso percorso fin dalle origini, dalla nostra composizione afro-romagnola degli anni ’80, con griot e musicisti africani che intrecciavano le loro storie con quelle romagnole, fino al nostro Cappuccetto rosso senegalese Thioro che è ancora in tournée. Cosa dovevamo fare ancora? In una città dove ai presidi antirazzisti partecipavano solo poche decine di persone, ero convinto che fosse arrivato il momento di coinvolgere maggiormente le forze politiche e l’associazionismo, e non lasciare questo compito solo al “mondo della cultura”. Anche per dimostrare che, ancora una volta, questa città può essere un laboratorio». E in effetti se si guarda ai firmatari dell’appello rivolto alla città per Mediterranea ci sono esponenti dell’opposizione di sinistra, del mondo del sindacato, del mondo cattolico e quasi tutta la maggioranza e altri nomi di stanno aggiungendo. Continua però a mancare la firma del vicesindaco Eugenio Fusignani. Una dimenticanza? «No, anzi, devo dire che non mi aspettavo il suo no, ci ha detto che non avrebbe firmato e mi è dispiaciuto. Il pensiero, la cultura repubblicana sono importanti per la costruzione di un nuovo centro sinistra, ed è sicuramente una nostra colpa non essere stati capaci di coinvolgerli. Qui c’è bisogno di unire le forze, è un momento in cui superare divisioni su questioni secondarie, siamo a uno spartiacque».

Effettivamente il tema dell’accoglienza dei migranti resta fortemente divisivo e una piccola riprova ne è il fatto, ci racconta Dadina, che nella classe del liceo artistico a cui è stato chiesto di realizzare l’immagine per la serata una parte degli studenti si è dissociata e rifiutata di partecipare. «È una scelta lecita, ovviamente, ma che dà l’idea della profonda spaccatura. Credo che dieci anni fa non sarebbe successo», commenta amareggiato l’autore e attore teatrale. «Per questo ribadisco che non ci possono essere tentennamenti, dobbiamo riconoscere che si tratta di uno di quei momenti storici in cui bisogna reagire. Bisogna combattere questa inerzia troppo diffusa».

Con i suoi toni sanguigni, Dadina parla della felicità di lavorare insieme a un gruppo di persone così eterogenee. Ma che ruolo oggi possono avere gli intellettuali e gli artisti, che pure si stanno mobilitando in massa, sulla società? «Difficile dirlo, se pensiamo che negli anni Trenta la Germania era tra i Paesi culturalmente più avanzati… Credo che ognuno debba fare ciò che sa fare e nelle nostre azioni “ultralocali”, possiamo guardare al mondo in tutta la sua complessità». Nell’esperienza dell’ultralocale di questo territorio c’è stato il modello cooperativo. Da quel mondo la risposta è stata abbastanza decisa? Si direbbe di no. «Personalmente tutti si dicono favorevoli, ma sinceramente spero ancora in un impegno più visibile e concreto».

E la politica? Come ci siamo ritrovati in questa situazione, sembra quasi che da una certa parte politica non ci si sia accorti di cosa stava succedendo in questo Paese tra tante persone, anche tra tanti giovani. «La politica, la sinistra, ha sicuramente delle forti responsabilità perché troppo spesso ha parlato di se stessa, i partiti si sono concentrati su divisioni interne invece che su temi veri in un momento peraltro dove un nuovo modello di comunicazione ha acquisito un potere così grande. Non bisogna adeguarsi ma ci si deve mettere di fronte alle contraddizioni».

L’appello allora è per il 7 marzo, perché sia una serata che riesca a coinvolgere tutti coloro che si riconoscono nei valori della solidarietà e dell’antirazzismo. E poi, cosa succederà dopo? «Questo non lo so, ma intanto abbiamo sicuramente creato molti ponti».

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