A Bagnara il virus non c’è. Il sindaco la vede così: «Poche persone e case sparse»

Il borgo da 2.400 abitanti è l’unico comune dei 18 ravennati senza contagi. E Imola con 350 casi è a due passi. Tra i cittadini molti ricordano che la Madonna dei Camangi conservò il paese immune dalla peste nel 1631

Unnamed

La rocca di Bagnara di Romagna

Bagnara è l’unico dei diciotto comuni in provincia di Ravenna che non ha ancora registrato casi di Covid-19. Nei municipi confinanti con il piccolo borgo di 2.400 abitanti non mancano i malati: a Lugo sono 65, a Cotignola sono 15, nel comprensorio imolese sono 354. I pochi tamponi fatti finora tra i bagnaresi hanno dato esito negativo. Il sindaco Riccardo Francone incrocia le dita e prova a ipotizzare le ragioni dei zero pazienti dopo 50 giorni di epidemia in Romagna: «L’importante sarebbe restare a zero quando potremo dire che tutto questo è alle spalle. Per il momento è presto per dare spiegazioni ragionate, forse è un insieme di cause: le piccole dimensioni della comunità, la distribuzione delle case nelle campagne che già portava il distanziamento sociale, l’attenzione messa in campo dai nostri cittadini e di certo anche un po’ di casualità. Nessuno si sente di essere il più bravo».

Qualcosa che gli altri comuni non hanno però c’è. In paese è molto radicata l’attenzione verso la Madonna dei Camangi, un’immagine in terraccotta ritrovata nel ‘400 sul greto del fiume Senio da Antonio Camangi. Si narra che ai tempi della peste del 1631 i bagnaresi invocarono il suo aiuto e il paese rimase l’unico immune, proprio come sta accadendo ora. «Il ruolo di sindaco è laico e rappresenta sia chi crede che chi non crede. Però so che tanti nati e cresciuti in paese sono profondamente legati a questa devozione. Io sono per la linea “aiutati che il ciel t’aiuta”: facciamo tutto il possibile con il supporto della medicina e poi male non farà rivolgersi intanto anche ad altro».

In totale nella provincia di Ravenna le positività sono poco più di 900 (aggiornate alle 12 del 18 aprile). Facendo la media in base alla popolazione vorrebbe dire circa due-tre casi per Bagnara e infatti Sant’Agata e Casola, gli altri comuni simili per dimensione demografica, contano rispettivamente tre e due infetti. Al confine tra le province di Bologna e Ravenna, Bagnara ha rapporti sociali e logistici in entrambe le direzioni: è inserita nell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna ma è anche raccolta molta immigrazione di imolesi che hanno preso casa in nuove urbanizzazioni bagnaresi. «Ho sentito qualcuno che ci ha accostato all’area ferrarese dove i casi sono molto contenuti – dice ancora il primo cittadino – ma credo che le differenze siano tante, dalla dimensione al contesto ambientale. Qualche riflessione seria si potrà fare a cose finite».

Riflessioni che dovranno partire da quanto è stato fatto. Ce lo dice Francone: «Beh, ad esempio, il bar del paese ha dimostrato grande sensibilità e ha chiuso prima ancora che ci fosse l’obbligo di farlo. Poi tutte le attività che potevano hanno fornito subito servizi a domicilio con uno sforzo meraviglioso. Paradossalmente ci siamo ritrovati ad avere più disponibilità di servizi in questo periodo perché eravamo coperti anche da fuori comune». Per quanto riguarda i dispositivi di protezione si è fatto come negli altri territori: una parte delle mascherine gratuite della Regione è stata recapitata porta a porta ai più bisognosi e più in difficoltà, il resto è stata distribuita dalla farmacia locale raccogliendo i nominativi delle famiglie. Altre 500, donate dall’Avis, verra distribuite nei prossimi giorni.

Per comunicare tutto questo e altro ai cittadini non c’è stata altra strada che usare i social network: «Con la gente chiusa in casa non si possono di certo fare manifesti in strada. Io stesso in prima persona ho dedicato molto più tempo e attenzione alle pagine Facebook ufficiali per rispondere più possibile alle domande, con la speranza che chi è sui social poi porti il messaggio anche in famiglia». Tra i residenti si contano 390 anziani over 70. Questi sono stati contattati uno per uno dai servizi sociali e per alcuni di loro sono stati attivati piani per la spesa a domicilio.

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