«Suonare davanti a una platea divisa tra buoni e cattivi mi fa orrore»

Gramentieri, musicista e fondatore del festival Strade Blu: «Fosse per me, dal 6 agosto smetterei di esibirmi, come durante il coprifuoco. Mi offende il silenzio del mondo della cultura»

Don AntonioSarebbe fin troppo facile definirlo l’Eric Clapton de noàntri, ma fosse per lui, di fronte a una platea selezionata sulla base dei trattamenti sanitari, non si esibirebbe.

«La mia idea era quella di suonare nelle stesse città dove ho già in programma di esibirmi, ma in mezzo a una strada…». Ci dice al telefono Antonio Gramentieri, in arte Don Antonio, chitarrista e compositore (in particolare con i “suoi” Sacri Cuori, ma con ormai diversi mostri sacri del rock americano e internazionale), nonché fondatore e co-organizzatore della rassegna di concerti Strade Blu, attualmente in corso.

«Stiamo valutando, ci sono contratti da rispettare – spiega, rispondendo alla nostra domanda sull’introduzione del green pass -, scegliere di non suonare metterebbe in difficoltà organizzatori di festival come me, altri musicisti… Di certo siamo davanti all’ennesimo provvedimento fatto con i piedi di questo triste biennio. Un provvedimento che crea un precedente, che non si prende la responsabilità di imporre un obbligo esplicito ma che toglie diritti, che penalizza gente che fa una cosa che lo Stato gli consente di fare, cioè non vaccinarsi».

Senza mezze misure, Don Antonio, che sui social ha perso più di un amico in questi mesi – ci confida – per la sua posizione nettamente critica sulla gestione della pandemia. «Fino alla fine del coprifuoco io non ho suonato – ricorda -, ho chiesto alla mia agenzia di non organizzare concerti con gente mascherata all’aperto. Il coprifuoco di scientifico non aveva assolutamente nulla e non ho ancora trovato un virologo che davvero sostenga che la mascherina all’aperto serva a qualcosa. Erano solo alcuni dei tanti provvedimenti ipocriti e populisti serviti a creare un clima di tensione, per contribuire a diffondere un’idea di regime, non certo nazista, no, ma di una società pesantemente normata, che se la prendeva con chi andava a correre, pur di cercare un capro espiatorio e scaricare responsabilità».

Ora, non si fosse capito, Don Antonio se la prende invece con il green pass. «Non ho nulla contro il vaccino. Anzi, il giorno dopo l’introduzione ho insistito per farlo fare immediatamente a mio padre di 81 anni. Ma siamo di fronte a una malattia che ha un’incidenza ben diversa in base alla classe di età. Se si decidesse di renderlo obbligatorio per gli over 60, per dire, sarei d’accordo, potrebbe essere una scelta etica. Ma qui stiamo parlando di usare un trattamento sanitario che equivale un passaporto, rilasciato con regole ancora diversissime da nazione a nazione, ad esempio sulla vaccinazione dei giovani e dei minori, con la chimera di una immunità di gregge che però, guarda caso, smette di essere attiva non appena si passa in nazioni che non possono pagare i vaccini a prezzi di mercato».

«Fosse per me – dice Gramentieri -, dal 6 agosto smetterei di fare musica. Pensare a una platea divisa tra buoni e cattivi mi fa orrore. È l’opposto esatto rispetto al motivo per cui ho iniziato a fare musica, che era quello di creare mondi inclusivi e non esclusivi».

E quale sarebbe allora la soluzione? «Semplicemente, se ci sono dei locali che vorranno selezionare la loro utenza sulla base del green pass – o magari dell’aspetto fisico, che ne so – saranno liberi di farlo. Tutti gli altri però devono essere liberi di non farlo, di fare in modo che i propri clienti siano liberi di socializzare liberamente, senza presentazione di un documento. Che stiamo parlando di un locale e non di una casa di riposo, il rischio è ben diverso, se è vero che i vaccini funzionano, come speriamo tutti. Certo, per un po’ in effetti sarebbe meglio evitare di sudarsi addosso a un concerto dei Pearl Jam allo stadio. Ma nella maggior parte delle serate di musica dal vivo non c’è tutto questo rischio di assembramenti, purtroppo»

«Il problema – conclude il musicista – è che tutti questi provvedimenti sembrano partire da un’idea pedagogica molto vecchia e superata: colpire i settori belli, il divertimento. In fabbrica, invece, nessun problema, ci puoi andare, anche durante il lockdown. E per questo la cosa che mi ha offeso di più in questo anno e mezzo è stato proprio il silenzio degli artisti, troppo impegnati a ottenere i sussidi, forse».

E la politica? «Lasciamo perdere… L’altro giorno però ho sentito in tv qualcuno dire cose apparentemente di sinistra, un ragionamento sul rapporto tra Stato e cittadino. Poi ho letto il sottopancia ed era un politico di Fratelli d’Italia, sono sobbalzato dal divano…».

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