È ripartita oggi (3 settembre) la stagione della caccia. Inascoltate le richieste di diverse associazioni animaliste che invocavano lo stop nelle zone alluvionate.
«Nell’arco di venti giorni, due grandi alluvioni in sequenza hanno causato una grave devastazione nel territorio – si leggeva in una nota inviata alla stampa -, colpendo pesantemente anche la fauna selvatica che ha visto il proprio habitat distrutto. In conseguenza, sono state compromesse, quasi sempre in maniera irreparabile, nascite e nidificazioni in corso proprio in quel periodo sia nei territori montani, sia in pianura».
Le associazioni chiedevano dunque alla Regione Emilia-Romagna l’applicazione dell’articolo 19 della legge nazionale n. 157/92 in cui si prevede che le Regioni possano vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia “per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità”. E chiedevano anche all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) di esprimere un parere sul merito della questione.
Intanto, nel primo giorno di apertura della caccia, registriamo l’appello arrivato in redazione da alcuni residenti della zona compresa tra via della Lirica, a Ravenna, e Borgo Montone. «Sono ricominciati gli spari, continui e vicinissimi alle case: la situazione è insostenibile e insopportabile. Ci chiediamo se tutto questo sia legittimo e se l’impossibilità di poter riposare poiché impossibile farlo con i colpi che continuano fino a metà mattina senza soluzione di continuità, rientri nella legalità. Chiediamo pertanto che le autorità preposte monitorino la situazione della zona di Borgo Montone e della campagna antistante il quartiere Lirica».



