giovedì
07 Maggio 2026
l'esperto

Il geologo ai candidati della Faenza post alluvione: «Ridare spazio al fiume»

Il messaggio lanciato da Antolini: «Basta spot elettorali». Cosa fare per il Lamone: «Delocalizzare edifici a rischio»

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Le tre alluvioni che hanno colpito Faenza nel 2023 e 2024 sono state un grande trauma per i cittadini e la priorità è evitarne altre. Perciò il tema è al centro della campagna elettorale in corso per eleggere il nuovo sindaco. Il dibattito tra i candidati si concentra in particolare sulla delocalizzazione delle aree più a rischio e sulla variante al Piano per l’assetto idrogeologico (Pai) a cui sta lavorando l’Autorità di bacino (ne abbiamo parlato sul numero di Ravenna&Dintorni del 15 gennaio 2026). L’intenzione del Pai è cambiare profondamente la rete idrica del territorio, realizzando casse di laminazione e individuando aree per la tracimazione controllata dei fiumi; tuttavia non mancano le critiche. Abbiamo chiesto un parere al geologo Paride Antolini, già presidente dell’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna.

«Chi critica il Pai forse non si rende conto del dispendio di energie, tempo e risorse economiche da parte delle persone che ci hanno lavorato», esordisce Antolini. «Si tratta di un gruppo di autorevoli tecnici che hanno ragionato a lungo sulle migliori soluzioni da adottare in un contesto estremamente complesso. Se sarà realizzato, il Pai non annullerà certo il rischio di alluvioni, ma lo ridurrà sensibilmente e con un giusto compromesso tra la sicurezza e l’impatto sulla vita delle persone. Per questo è ridicolo sentire osservazioni superficiali o fantasiose alternative, soprattutto da parte di alcuni miei colleghi. Per esempio si suggerisce di trattenere l’acqua a monte di Faenza. Se a dirlo fosse un cittadino medio, avrebbe l’attenuante dell’impreparazione. Ma è inaccettabile sentirlo dire da un politico o da un esperto. Mi chiedo perché si arrivi a proclamare soluzioni irrealizzabili solo per prendere applausi da cittadini disperati».

Secondo il geologo è necessaria una maggiore consapevolezza collettiva: «Fino all’altro ieri abbiamo ristretto lo spazio dei fiumi, mentre ora i tecnici invitano ad aumentarlo. Si tratta di un importante cambio di paradigma, anche dal punto di vista culturale, ed è normale che le persone non siano pronte ad affrontarlo. Ci vorrà tempo. Per questo i candidati hanno una grande responsabilità: quella di non assecondare chi chiede soluzioni semplicistiche per un problema complesso». Le opere post-alluvione influiranno anche sulle risorse pubbliche: «Il fiore all’occhiello del futuro sindaco di Faenza non dovrà più essere l’inaugurazione di una nuova rotonda, bensì la manutenzione e realizzazione delle opere di gestione idrica», sostiene Antolini. «Questo significa anche far capire ai cittadini che dovranno convivere con più buche nelle strade e con l’erba alta nei giardini pubblici, poiché non ci saranno soldi per fare tutto».

Tuttavia, spesso le proposte dei candidati pensano al consenso immediato e all’arco temporale dei cinque anni di mandato, evitando di parlare dei temi a lungo termine che determineranno cambiamenti radicali nella vita delle persone, impopolari ma anche necessari per affrontare la critica situazione ambientale. «La politica dovrebbe avere più coraggio», commenta il geologo. «Finché andrà avanti a spot elettorali, non potrà mai affrontare la gestione del territorio in modo decente e organico».

Ma cosa fare nel concreto? Replica Antolini: «Il Lamone attraversa la città di Faenza e non si può certo spostare. Sarà necessario restituire al fiume lo spazio che gli è stato sottratto dal dopoguerra in poi, quando non si è fatto altro che stringerlo e arginarlo. Bisognerà ridisegnare la sua conformazione per le eventuali esondazioni controllate e delocalizzare gli edifici più a rischio con leggi locali e incentivi economici. Sarà un’operazione lunga e difficile; perciò va avviata il prima possibile. Serviranno lavori e risorse immani non solo per progettare e realizzare le casse di espansione e le aree di laminazione, ma anche per manutenerle e farle funzionare in modo corretto, e sarà necessario non ripetere gli errori del passato per opere analoghe che hanno richiesto tempistiche eccessive».

C’è poi un’altra priorità: «Le nuove opere idrauliche devono essere compatibili col territorio. La politica è legata a una certa idea delle campagne e delle colline romagnole “da cartolina”, in quanto sono una destinazione turistica. Eppure gli interventi emergenziali post-alluvione hanno deturpato il paesaggio con alti argini privi di vegetazione e canali di cemento, che oltretutto impediscono l’apporto di sedimenti alla costa favorendone l’erosione. Auspico che le nuove opere previste dal Pai siano più compatibili con l’ambiente; è possibile farlo».

Infine Antolini lancia un appello a tutti i candidati sindaci in merito alle questioni post-alluvione: «Anziché lasciarsi trasportare dai più banali e vuoti proclami elettorali, mi piacerebbe vederli ragionare ed essere leali con se stessi, in modo da apparire più credibili agli elettori. Per chi dovrà amministrare la città nei prossimi anni, c’è in gioco tanto. Il nuovo sindaco dovrà fare di tutto per conciliare la bellezza di questo territorio con la sicurezza dei suoi abitanti».

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