«Siamo di fronte a qualcosa di inedito, mai visto prima nel corso della storia umana». Così Mario Caligiuri, docente di pedagogia all’Università della Calabria, parlando di intelligenza artificiale. Giovedì 16 aprile (dalle 18.30) il professore – anche direttore del Laboratorio sulle politiche educative dell’Eurispes e presidente della Società Italiana di Intelligence – presenterà i suoi ultimi due volumi “Il fuoco di Prometeo. Intelligence e intelligenza artificiale” e “Intelligence”, alla Casa Matha di piazza Andrea Costa, in centro a Ravenna.
Incrociare Intelligence e intelligenza artificiale significa tentare di comprendere le attuali tendenze del mondo. Dove per Intelligence si intende – oltre che servizi segreti – analisi, raccolta e utilizzo delle informazioni. «L’Ai replica – ci dice Caligiuri nel corso di un’intervista telefonica -, imita le funzioni umane. Alcuni credono sia impossibile superare la nostra mente, altri ritengono lo abbia già fatto». Cambia così anche il modo di insegnare, di crescere i bambini, «Il futuro dei giovani lo sta cambiando e lo ha già cambiato, viviamo su tre realtà diverse: digitale, fisica e ibrida. Secondo Kevin Kelly la fusione uomo-macchina è inevitabile, per ora gli smartphone rappresentano una protesi esterna, non manca molto a che diventi interna: parlo di chip, Neuralink… Saranno elementi chiave nel nostro futuro».
Nessuno sa dove si sta andando con questo sviluppo, continua il professore: non è come il fuoco, come la fissione nucleare, potenze d’oltremondo arrivate a noi ma in mano a pochi all’inizio e in tempi molto diversi, qui si parla di qualcosa di mai visto, dove tutto il mondo ha accesso continuo e indisturbato a diverse Ai. «Il problema sta anche nel fatto che ci ostiniamo a definire il mondo con parole, leggi, consuetudini che non vanno più bene per ciò che ci troviamo dinanzi, non riescono a descrivere, a prendere in mano il cambiamento». Da qui si pone poi un problema politico: la tecnologia è ancora in grado di liberare gli uomini dalla fatica per far sì che si possano dedicare alle arti e alla politica? La risposta non è chiara: «Aristotele parlava di telai che intrecciano da soli, ma oggi l’Ai è in grado di fare arte indistinguibile da quella umana: è incerto quale sarà l’esito dei suoi effetti a riguardo». Si pensi dunque alla guerra, oggi combattuta da droni e missili e non più da uomini: «La guerra del futuro sarà moralmente più accettabile, sul campo cesserà di essere vitale, diverrà guerra culturale». Ma le Ai non sono precise, le difese aeree del Kuwait hanno abbattuto degli F15 americani, riconosciuti come iraniani, i sistemi di puntamento di Palantir, per dichiarazioni del Ceo Alex Karp, hanno ucciso “perlopiù” obiettivi militari, i civili sono una piccola esternalità da non tenere in considerazione.
In conclusione non siamo di fronte a una catastrofe ma bisognerà usare cura e attenzione nel modo in cui ci rapporteremo alla macchina per non diventarne schiavi, sarà fondamentale in sempre più aspetti della vita di tutti – secondo il professore – dobbiamo essere in grado di far sì che ci guidi a un nuovo passo evolutivo.



