Una laurea magistrale in Ingegneria aerospaziale con 110 e lode, ma nessuna reale opportunità di lavoro nel proprio settore in Italia. Alex Mancino, giovane ingegnere ravennate, oggi lavora a Monaco di Baviera.
Per un anno ha cercato occupazione in Romagna: «Avevo fatto qualche colloquio tra Ravenna e Faenza, ma senza risultati concreti – racconta il 28enne –. In un caso hanno scelto un candidato con più esperienza, in un altro non era nemmeno il mio settore». L’unica proposta più vicina all’ambito dell’aerospazio arrivava da Milano, ma con condizioni poco sostenibili: «Tra spese e trasferte si andava praticamente in pari». La svolta arriva grazie a un contatto diretto: un ex compagno di università, già a Monaco, lo segnala a Capgemini, multinazionale attiva nel campo della consulenza. «Mi ha detto che cercavano e ho provato: così mi hanno preso a febbraio 2024».
Alex inizia così la sua esperienza in Germania. Dopo un anno e mezzo ha cambiato azienda: oggi lavora alla Rohde&Schwarz, gruppo tedesco attivo nelle telecomunicazioni, come requirements engineer, occupandosi della gestione dei requisiti di prodotto lungo tutto il ciclo di vita: «Dalla fase iniziale con il cliente fino ai test e alla consegna finale. Mi occupo di progetti legati all’ambito aerospaziale, in particolare ai sistemi di comunicazione satellitare».
L’impatto con la Germania non è stato semplice. «All’inizio è tosta: lingua diversa, non conosci nessuno, ma fortunatamente Monaco è una città internazionale e quindi ho legato presto con colleghi della mia età e mi sono inserito in una comunità italiana molto presente». Più complesso, invece, il rapporto con i locali: «I tedeschi sono più chiusi, hanno già i loro gruppi ed è più difficile entrarci».
A poco più di due anni dal trasferimento, il bilancio è positivo, soprattutto sul piano lavorativo. «Non ho mai veramente lavorato prima dell’esperienza tedesca, ma anche confrontandomi con italiani, tutti mi hanno parlato di un maggiore equilibrio tra professione e vita personale: qui finisci alle 16 e puoi andar via senza problemi, avendo così il tempo per allenarti o coltivare le tue passioni. Spesso in Italia è più stressante: se non resti in ufficio fino alle 19 vieni visto male e di conseguenza ti resta a malapena il tempo di cucinare».
Il ritorno in patria, per ora, non è una priorità. «Sto bene dove sono, non ci sto pensando troppo. Mi sto togliendo delle importanti soddisfazioni dal punto di vista economico e professionale». Ma per Alex una cosa è chiara: «Se dovessi tornare, lo farei per avvicinarmi alla famiglia e agli amici, ma solo alle condizioni giuste: ad esempio non avrebbe senso trasferirsi a Milano in cui si è comunque lontano da Ravenna con uno stipendio dimezzato rispetto a quello attuale».



