sabato
19 Settembre 2026
Piscina

«Bloccata l’assistenza in acqua per gli atleti con disabilità, l’ufficio Sport deve rispondere»

Il Csi di Ravenna denuncia: «Proposte soluzioni alternative che privano la Carta bianca della gratuità garantita e ostacolano l'inclusione»

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A pochi giorni dalla riapertura della piscina comunale di Ravenna, la stagione risulta già a rischio per gli atleti disabili del centro nuoto: il Comitato territoriale Csi di Ravenna segnala infatti una criticità burocratica che ha creato uno stallo organizzativo, impedendo il regolare avvio delle attività natatorie e sollevando preoccupazioni sul diritto all’accesso allo sport per le persone più fragili.

Fino alla scorsa stagione, il Centro Sportivo Italiani ha sempre garantito l’avviamento e la pratica sportiva ai ragazzi con disabilità in possesso di “Carta bianca” (documento che assicura loro l’ingresso gratuito negli impianti). I natanti con disabilità potevano quindi usufruire delle corsie dedicate al nuoto libero al pubblico, affiancati in acqua da un istruttore Csi qualificato garantire la loro sicurezza e favorire la fruizione corretta dell’impianto per tutti.

Dalla riapertura della piscina, e in vista della nuova stagione sportiva, il gestore privato ha però comunicato al Csi l’impossibilità di proseguire con le modalità adottate in precedenza, vietando agli istruttori di entrare in acqua. Alla base della decisione ci sarebbe la rigida interpretazione di una recente direttiva dell’Ufficio Sport del Comune di Ravenna (contenuta nella determina dirigenziale n. 1926 del 28 luglio 2026). Il documento stabilisce infatti «l’assoluto divieto di svolgere qualsiasi attività avente carattere commerciale, incluse lezioni private a pagamento», con l’obiettivo di regolamentare l’utilizzo del piano vasca.

«Siamo di fronte a un evidente equivoco normativo – spiega Alessandro Bondi, presidente del Csi Ravenna –. Da un lato comprendiamo e condividiamo la necessità dell’Ufficio Sport di tutelare il gestore e arginare eventuali attività commerciali non autorizzate o abusive. Dall’altro lato, riteniamo inaccettabile che la necessaria assistenza in acqua a una persona con disabilità venga equiparata a una lezione privata a scopo di lucro. L’attività del Csi, in quanto ente di promozione sportiva, ha una finalità esclusivamente sociale e istituzionale».

Secondo quanto riportato da Csi, il gestore avrebbe prospettato alcune soluzioni alternative che di fatto «svuotano di significato la gratuità garantita dalla Carta bianca e pongono un ostacolo all’inclusione», come l’acquisto di pacchetti di lezioni a pagamento o l’affitto di intere corsie da parte del Csi. 

Al fine di risolvere questa situazione, nei giorni scorsi il Csi Ravenna ha inoltrato formale richiesta di chiarimento all’Ufficio Sport, sollecitando un intervento che distinguesse in modo inequivocabile l’assistenza alle persone con disabilità dalle attività commerciali vietate dalla direttiva, autorizzando così il regolare ingresso degli istruttori. «Ad oggi, nonostante l’imminente avvio della stagione sportiva, l’Ufficio Sport non ha ancora fornito alcun riscontro – conclude Bondi – Il nostro obiettivo non è la polemica, ma la tutela pratica del diritto allo sport per le persone più fragili. Restiamo in attesa di un chiarimento urgente e scritto, intervenendo affinché una regola nata per gestire l’impiantistica non si trasformi in una barriera insormontabile per l’inclusione».

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