Sul finire dell’estate, così dal nulla, arriva la proposta rivoluzionaria del sindaco di Forlì per risolvere la crisi del “suo” aeroporto. L’idea è quella di chiamarlo non più “aeroporto di Forlì”, quale effettivamente è, ma “aeroporto di Forlì-Ravenna”, pur lasciandolo ovviamente a Forlì, dov’è ora. Le prime reazioni ravennati, stando ai comunicati delle istituzioni, sono naturalmente entusiaste, non essendoci un aeroporto, a Ravenna.
Restano alcune domande senza risposta, che riportiamo qui di seguito.
– Quindi chi atterra a Forlì penserà di essere a Ravenna? Possiamo procedere con una denuncia per diffamazione, da ravennati?
– In cambio, ci date le mostre a San Domenico? E qualche tangenziale vera, che ne avete pure troppe e noi nessuna? O almeno un pezzo di Durazzanino, quello con gli autovelox?
– Non si potrebbe cambiare nome al Fellini e inventarci l’aeroporto di Rimini-Ravenna, che almeno fa sei volte i passeggeri di Forlì? O ancora meglio: a Bologna non interessano un po’ di mosaici bizantini da promuovere?
– In alternativa, non è che si potrebbe avere qualche treno in più? Magari quello diretto per Monaco di Baviera, ora che poi è anche tempo di Oktoberfest?
– Quindi possiamo finalmente radere al suolo l’inutile aeroporto della Spreta e farci al suo posto dei pannelli fotovoltaici per ottenere l’energia necessaria per elettrificare le banchine e ridurre l’inquinamento delle navi da crociera attraccate al nuovo terminal di Porto Corsini che potremmo chiamare a sua volta di Ravenna-Forlì?
– Non è che poi volete anche fare la fusione delle squadre di calcio perché siete invidiosi di Ronaldinho e dei soldi di Cipriani? No eh?


