Nel distretto sanitario che comprende i comuni di Ravenna, Cervia e Russi (circa 200mila abitanti) i 760 posti letto accreditati con il sistema sanitario per anziani non autosufficienti riescono a soddisfare solo la metà delle richieste. Uno scenario simile anche nel resto della provincia e nel resto della regione. Abbiamo affrontato l’argomento con Roberta Mazzoni, ex direttrice del distretto per l’Ausl e ora assessora comunale a Ravenna con delega ai Servizi sociali. L’invecchiamento della popolazione porta a un aumento di questa parte di concittadini. Gli over 75 nel distretto sono passati da 26.916 unità nel 2017 a 27.805 unità nel 2024, con una percentuale che, dal 13,5 percento sulla popolazione residente è passata all’attuale 14,2. Gli under 17 si fermano al 13,1, questo non era mai successo prima. Se estendiamo il valore agli over 65 arriviamo al 26 percento della popolazione. Numeri in crescita in tutto il Paese che richiedono risorse sempre più importanti. «La Regione Emilia-Romagna ha incrementato di 85 milioni di euro il Fondo per la non autosufficienza per il 2025, 2026 e 2027 – spiega Mazzoni –, arrivando a 600 milioni complessivi per l’anno in corso, un piano straordinario, che viene ripartito a livello distrettuale in base alla popolazione over 75 e alle persone portatrici di disabilità presenti nei vari territori».
A Ravenna nel 2025 sono arrivati circa 25 milioni di euro a cui si aggiungono i fondi statali del Piano non autosufficienza nazionale che al momento, dice l’assessora, ancora non si sa esattamente a quanto ammonteranno per il 2025: «In passato erano circa 2,3 milioni di euro. A questi poi si aggiungono i fondi comunali del bilancio dei servizi sociali che per la disabilità e gli anziani sono stimati in circa 18 milioni di euro». Fondi che non coprono solo gli anziani, ma tutte le persone non autosufficienti. «Il punto è – dice Mazzoni – che l’allungamento della media della vita riguarda tutti, anche le persone con disabilità, che richiedono servizi assistenziali prolungati nel tempo e con un’intensità maggiore. Inoltre, rileviamo un costante aumento anche nelle disabilità tra i minori che quando diventano maggiorenni hanno ovviamente la necessità di accedere alla rete dei servizi. Mediamente la Neuropsichiatria gestisce circa una quarantina di percorsi di transizione di utenti all’anno».
Mazzoni ci spiega come gli accessi allo sportello dei Servizi sociali nel 2025 siano aumentati del 16 percento, con quasi la metà delle richieste che riguardavano anziani e l’11 percento persone con disabilità. Numeri in costante aumento a cui, in particolare quando si parla di anziani, le strutture esistenti non riescono a far fronte pienamente. «I posti accreditati nelle case residenza nel distretto danno risposta a circa la metà delle richieste. Ma il problema è che oggi si fatica a trovare anche tra i posti a libero mercato». I posti a libero mercato sono quelli per cui non c’è un contributo pubblico. La retta media giornaliera per una struttura va dai 110 ai 120 euro, laddove il posto è accreditato circa la metà viene coperta da fondi pubblici, il resto viene pagato dalla famiglia. Accanto al ricovero in una struttura, esistono poi diversi servizi per chi invece viene assistito in casa. Come distretto di Ravenna (che include anche i comuni di Cervia e Russi) sono circa cinquecento le persone che ricevono l’assistenza domiciliare. Queste persone possono, in base alla loro condizione clinica, beneciare anche di un contributo che viene riconosciuto nel piano di assistenza della persona, che può arrivare fino a 400 euro al mese – assegno di cura – che va ad aggiungersi all’assegno di accompagnamento. Infine, la regione Emilia Romagna, anche con l’obiettivo di contrastare il lavoro in nero e favorire i progetti assistenziali al domicilio, prevede un “contributo badanti” che riconosce la restituzione dei contributi versati per la messa in regola del contratto di lavoro. «Ma ogni caso è una storia a sé, abbiamo famiglie che oltre ad anziani di cui non riescono a occuparsi hanno anche altre fragilità, quali minori o adulti che richiedono supporto e servizi aggiuntivi. Siamo consapevoli del quadro sociale e demografico, si tratta di un’emergenza enorme, che è sotto gli occhi di tutti e che con il tempo è destinata ad aggravarsi. Siamo costretti a programmare in base alla risorse che abbiamo e non al bisogno, e nonostante il fondo regionale sia uno stanziamento senza precedenti, permangono difficoltà importanti. Siamo in attesa della riforma annunciata dal governo per gli anziani. Questa includerà anche una parte importante sugli stili di vita, un aspetto sempre più cruciale anche per la tenuta del sistema».
Accanto alla persona non più autosufficiente te, c’è la sofferenza di chi se ne occupa, i cosidetti caregiver, “la persona di riferimento”. Si tratta di un “peso” per le famiglie che può diventare in poco tempo, semplicemente, insostenbile non solo sotto l’aspetto economico, ma anche quello psicologico. «Per noi il tema dei caregiver è assolutamente centrale. Dal 2014 una legge regionale prevede una serie di strumenti e iniziative per chi si fa carico del lavoro di cura al domicilio. Lavoriamo con le associazioni sul territorio per prevedere interventi diversicati e integrati che vanno da momenti di colloqui, corsi di formazione di pratica assistenziale, momenti di ristoro, spazi di tempo libero con attività in cui gli anziani vengono afdati agli operatori concedendo ai caregiver alcune ore di sollievo. Anche l’assegno di cura va nell’ottica di creare una dimensione a casa compatibile con l’assistenza, ma ci sono anche momenti di valutazione di stress psicologico che può determinare la necessità di un “ricovero di sollievo” per alleviare il caregiver con una riduzione del costo previsto dalla tipologia del servizio in relazione al tipo di bisogno. Su questo tema stiamo poi attendendo l’iter del decreto legge Locatelli, una proposta che istituisce un fondo nazionale e prevede una quota economica con una proposta d’indennità pari a 400 euro mensili per un caregiver familiare convivente che eroghi un impegno di almeno 90 ore settimanali. Si prevede anche un riferimento Isee. La proposta è un segnale importante da parte del governo, ma auspichiamo che possa essere migliorata sia dal punto di vista economico che dalla possibilità di prevedere il riconoscimento dei contributi previdenziali».


