In occasione dell’evento organizzato dal “Milan Club Faenza Carlo Sangiorgi”, che mercoledì 10 giugno (dalle 19.30) ospiterà al Circolo Tennis Faenza il 48enne ex portiere rossonero Christian Abbiati, abbiamo raccolto in anteprima le impressioni di uno dei protagonisti più vincenti e presenti della storia milanista: dal trionfo in Champions League al rapporto con Paolo Maldini, fino all’analisi del momento attuale del Diavolo e dei portieri più forte del panorama italiano.
Christian, hai giocato 15 anni nel Milan, vinto otto trofei e collezionato 380 presenze. Qual è la stagione che ricordi con più piacere?
«Sicuramente la prima (1998-1999, ndr) quando mi sono avvicinato a questo mondo e a questo ambiente che tutti i ragazzi sognano da giovani. E poi la stagione della vittoria della Champions League nel 2003, un ricordo che porterò sempre con me».
Hai condiviso lo spogliatoio con decine di campioni. Chi ti ha impressionato più di tutti?
«È difficile fare un solo nome, perché ne ho visti tantissimi e di ogni tipo. Però se devo indicare una figura che rappresenta la storia del Milan, allora dico Paolo Maldini».
Com’era Maldini fuori dal campo?
«Una persona normalissima, molto silenziosa. Però bastava uno sguardo o poche parole per farti capire tante cose. Per me Paolo è veramente il Milan».
Hai vissuto da vicino l’esordio di Gianluigi Donnarumma. Tu eri a fine carriera mentre lui faceva i primi minuti a San Siro. Avevi già capito che sarebbe diventato un campione?
«Sì, si è capito subito. Di solito la difficoltà principale per un portiere che arriva dal settore giovanile è adattarsi alla velocità dei tiri e del gioco della prima squadra. Lui però era già formato fisicamente e possedeva qualità che a 16 anni hanno davvero in pochi».
Il Milan arriva da una stagione complicata. Hai avuto Ibrahimovic come compagno e oggi il suo ruolo da dirigente è molto discusso. È la persona giusta per il club?
«Non lo so. Io l’ho conosciuto come giocatore e non come dirigente, quindi non posso giudicare il suo operato. Non avendo lavorato con lui in questo ruolo preferisco non sbilanciarmi».
Che cosa manca al Milan per tornare ai vertici?
«Secondo me manca un progetto vero e proprio. Bisogna puntare su un allenatore e andare avanti con lui, costruendo un percorso di due o tre anni che permetta al Milan di tornare ad alti livelli».
Quindi pensavi che Allegri fosse la persona giusta?
«Io ero convinto che lo fosse. L’ho avuto al Milan per diversi anni ed ero contento quando ho saputo del suo ritorno. È una persona che ha vinto con questi colori e conosce bene l’ambiente».
Però sul campo ha fallito, non raggiungendo un obiettivo Champions che sembrava essere alla portata. Cosa non ha funzionato?
«Non saprei dirlo. Per me Allegri ha fatto bene, poi nell’ultimo mese e mezzo c’è stato qualcosa che non ha permesso alla squadra di raggiungere il quarto posto, ma non essendo all’interno del club non mi permetto di commentare se sia stata una questione fisica o mentale».
Chi vedresti bene sulla panchina rossonera in futuro?
«Sinceramente non sto seguendo molto le voci di mercato perché sento fare troppi nomi. Speravo in un allenatore italiano, ma mi sembra che la strada stia andando verso profili diversi».
Quali portieri italiani apprezzi maggiormente oggi?
«A parte Donnarumma, che ormai è una certezza, penso che Carnesecchi sia un ottimo portiere. Ce ne sono anche altri molto interessanti come Caprile del Cagliari o Vicario del Tottenham. In generale credo che la scuola italiana stia vivendo un buon momento per quanto riguarda i portieri: ci sono tanti giovani bravi che possono ancora migliorare».
Hai giocato anche nella Juventus. Come si superano i momenti difficili per un portiere, come quelli vissuti recentemente da Di Gregorio?
«Con il lavoro quotidiano e la continuità. La fiducia da parte dell’allenatore è necessaria e l’alternanza con un altro portiere non aiuta sicuramente. L’unico modo per ritrovare fiducia è avere ritmo. Penso che Di Gregorio abbia fatto un’ottima stagione l’anno scorso; quest’anno ha avuto qualche difficoltà ed è stato alternato con Perin. Gli errori li fanno anche i giocatori di movimento, solo che per un portiere l’errore è molto più evidente».
Per un paio di anni sei stato anche socio del Bagno Cala Celeste di Lido Adriano. Che esperienza è stata?
«È nata quasi per caso. Un mio caro amico che vive a Lido Adriano voleva diventare proprietario dello stabilimento quindi abbiamo deciso di intraprendere questa avventura insieme. Siamo rimasti soci per due anni, poi lui è andato avanti da solo. È stata una parentesi breve, una sorta di esperienza ‘toccata e fuga’».
Di cosa ti occupi ora? Hai in mente nuovi investimenti o attività in Romagna?
«No, al momento no. Ho una concessionaria di Harley Davidson a Milano, mia grande passione da sempre».
Quindi dopo l’esperienza nel ruolo di team manager rossonero nel 2017-2018 sei uscito dal mondo del calcio?
«Sì, ogni tanto partecipo a qualche evento marketing del Milan, ma a livello di campo non faccio altro».



