Consigli di lettura in tempi di coronavirus

Dal Decameron ai Promessi sposi, il diffondersi delle epidemie ha lasciato tracce nella letteratura. Riferimento storico, ma anche simbolo di decadimento, di pericolo, e delle paure più inconfessabili dell’uomo.

Sono ben tre i premi Nobel per la Letteratura ad aver scritto di pestilenze. La peste di Albert Camus del 1947 è ambientato nella città algerina di Orano che negli anni ’40 viene isolata per via della peste. C’è poi L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez del 1985, in cui prevale la positività e il fiabesco in un amore che travalica ogni ostacolo. Infine non può mancare Cecità del portoghese José Saramago del 1995 che parla invece della quarantena di un gruppo di persone colpite da un’epidemia che rende ciechi.

Anche la fantascienza è stata influenzata dal fascino oscuro dell’epidemia. Per citare solo due dei capisaldi proponiamo La nube purpurea di Matthew Phipps Shiel del 1901 in cui Adam Jeffson è l’ultimo sopravvissuto al mondo. Adam passa le giornate dando fuoco a città deserte, in attesa di un segno di vita. Un altro capolavoro del post-apocalittico è La peste scarlatta di Jack London del 1912, romanzo a cui si ispirerà Cormac McCarthy per La strada.

51x X0cUnZL. SX327 BO1,204,203,200 Per concludere vi consiglio la lettura del più terrificante di tutti, si intitola Spillover (Adelphi, traduzione di Luigi Civalleri), un’inchiesta del giornalista di National Geographic David Quammen. Il libro del 2012 racconta di come nascono e si propagano i virus moderni. Spiega come gli esseri umani vengano contagiati dagli animali – solitamente scimmie, topi, scoiattoli, maiali, pecore, cavalli, ma soprattutto pipistrelli – fenomeno chiamato appunto spillover.

«Non dobbiamo scoprire se ci sarà una nuova epidemia, ma quando sarà» scrive profeticamente Quammen. Dalla sua ricerca sul campo emerge chiaramente come ogni virus abbia caratteristiche diverse, che mutano nel tempo. Sono necessari diversi mesi di studio prima di riuscire a identificarne il comportamento. Ci sono virus altamente letali come l’influenza aviaria che però si diffondono lentamente; altri che invece hanno contagi veloci e anche se il tasso di mortalità è basso possono fare gravi danni, come la cosiddetta influenza spagnola (nata in realtà in Francia) che nel 1918 fece quasi cento milioni di morti. La spagnola aveva un tasso di mortalità attorno al 2%, ma era molto contagiosa (sulla spagnola vedete anche 1918 La pandemia che cambiò il mondo di Laura Spinney).

Spillover è una lettura che non tranquillizza, ma fa capire molte cose. Difficilmente dopo aver letto questo libro vi lamenterete se le scuole o i cinema sono stati chiusi per un’altra settimana.

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