Stig Dagerman, Camus svedese che morì suicida: perfetto come lettura estiva

Stig DagermanI racconti non vendono. D’estate bisogna fare letture leggere e spensierate, possibilmente un bel thriller da ombrellone o un romanzo con forti sentimenti, appena uscito, possibilmente ambientato in una località balneare. Se volete eludere tutti i cliché delle “letture estive” (che anzi è il momento in cui si ha più tempo per leggere, e credo vada usato bene) vi consiglio Il viaggiatore di Stig Dagerman (edizione Iperborea, traduzione di Gino Tozzetti). Il libro, a dispetto del titolo, non parla affatto di villeggiatura, ma è la raccolta di una serie di racconti e prose deprimenti e malinconiche ambientate nella più grigia Svezia, con una parentesi parigina. Perché allora leggere questo libro se è così triste? Vi chiederete. Beh, per un semplice morivo: è magnifico.
Stig Dagerman è un autore dalla prosa travolgente, che può parlarvi di “tragedie minori”, come le chiama lo stesso Dagerman, ovvero quelle legate alla vita di tutti. Autore di culto nei paesi scandinavi, poco conosciuto da noi, Dagerman morì suicida nel 1954 a soli trentun anni dopo una vita solitaria e randagia, iniziata rimanendo orfano di entrambi i genitori quando era bambino. Nonostante la tragica vicenda biografica le sue pagine palpitano vita e poesia. Per rendervi conto che parliamo di un autore che merita di essere annoverato tra i grandi del ‘900 basterebbero le sue descrizioni. Per farci vedere il volto di un anziano usa frasi del tipo: «La fine rete di grinze intorno alla bocca era come un cimitero di vecchi sorrisi»; oppure per raccontare una siccità tira fuori queste parole: «L’acqua cala nel torrente, il pozzo si prosciuga, all’orizzonte brucia un bosco. Il fumo bianco dell’incendio è l’unica nuvola dell’estate». Anarchico nel pensiero e nella costruzione narrativa Dagerman è un Camus meno fortunato, d’altra parte, come scriveva lui stesso «è troppo tardi per essere felici». In un breve testo scritto tre anni prima della morte pare anticiparci quello che sarebbe accaduto: «Lascio sogni immutabili e relazioni instabili. Lascio una promettente carriera che mi ha procurato disprezzo per me stesso e unanime approvazione. Lascio una cattiva reputazione e la promessa di una ancora peggiore», conclude poi scrivendo la sua stessa epigrafe: «Qui riposa uno scrittore svedese, caduto per niente. Sua colpa fu l’innocenza. Dimenticatelo spesso».

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