La biografia dell’uomo occidentale e dell’Europa di David Szalay

SzalayOgni età ha la sua crisi. Ogni luogo ha un motivo per essere lasciato e allo stesso tempo amato. Lo scrittore David Szalay – canadese di nascita e ungherese di adozione –, finalista al Man Booker Prize e considerato uno dei maggiori scrittori under 40, ha scelto nove uomini, in nove momenti decisivi della loro vita, in nove paesi diversi d’Europa. Ognuno ha i suoi trascorsi, i suoi problemi. Tutto quello che è un uomo, edito da Adelphi e tradotto da Anna Rusconi, è una biografia dell’uomo occidentale e dell’Europa, un continente sospeso tra molte contraddizioni.

È un libro profondo e interessante, che ha colpito la critica anche dal punto di vista narrativo. Non è un vero e proprio romanzo, ma sono storie lontane che rimandano le une alle altre, come i film scritti da Guillermo Arriaga e diretti da Alejandro Inarritu. Sono storie di solitudine e disillusione, di innamoramenti e separazioni, di seduzione e ricerca di fama e denaro. Szalay si avvicina ai personaggi e li osserva per un istante. Ci fa capire chi sono, cosa stanno facendo, in uno stralcio della loro vita, che non può che ricordarci la nostra. Ognuno crede di avere delle doti che lo possano difendere dal mondo: la ricchezza, un buon lavoro, la giovinezza spregiudicata o l’esperienza della saggezza. Eppure ognuno di loro si dimostra impreparato alla vita.

«Dopo che se ne sono andati è rimasto lì seduto per un po’. Con aria meditabonda ha fumato due Lane Park, poi si è infilato la giacca ed è uscito anche lui. Il cielo era di un azzurro serotonino superintenso, segmentato da scie di aerei a vari gradi di dispersione, qualcuna bianca, qualcuna, forse le più alte, di un rosa stravagante. Giù in basso, dove camminava lui, l’imbrunire si addensava nella stradina, argentando i parabrezza delle automobili parcheggiate. Tutto era tranquillo, e anche dentro di lui c’era un vuoto piacevole, qualcosa di simile alle finestre buie delle case accanto a cui passava, una pacifica assenza. Interni silenziosi. Nessuno in casa».

Da sottolineare l’episodio finale, in cui un inglese, ex-collaboratore di Tony Blair in pensione, decide di passare l’ultimo periodo della sua vita in una tranquilla città italiana: Ravenna. Cerca conforto nella bellezza della località e nei deliziosi ravioli.
Sazaly interrogato da noi a questo proposito su R&D Cult ha detto: «Trovo Ravenna un posto molto evocativo. Lì senti veramente l’enormità del passato, da cui deriva una malinconia ben precisa. La sensazione che la storia ci sia passata attraverso e poi abbia proseguito».

L’autore sarà a Ravenna il 19 marzo, alle 18, alla biblioteca Classense.

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