Tra i candidati sindaco di Faenza c’è anche chi ha fatto il sindaco dal 2020. Massimo Isola, infatti, si presenta per il secondo mandato.
Sindaco, si ricandida dopo cinque anni quanto mai complessi, davvero non le sono bastati?
«Questi cinque anni, in realtà quasi sei, sono stati estremamente sfidanti sia dal punto di vista umano che amministrativo. Tuttavia, questa città mi ha dato molto e ho sentito il dovere e il senso di responsabilità di rimettermi in discussione nel momento in cui la comunità politica di riferimento ha chiesto di dare nuovamente la mia disponibilità».
Quante volte si è chiesto: “ma chi me l’ha fatto fare?”
«Mai! Non nascondo che ho attraversato momenti di sconforto, legati a difficoltà amministrative o ad attacchi personali, molto spesso fuori dai temi legati al governo della città. Nel corso del mandato abbiamo dovuto sostenere persone che vivevano un dolore profondo, affrontando emergenze prive di una qualsiasi letteratura di riferimento. Abbiamo tracciato traiettorie e percorso sentieri inesplorati; nonostante i momenti di oggettiva difficoltà, ho sempre cercato di reagire con la massima determinazione e disponibilità nei confronti di tutti, inclusi coloro che manife- stavano rabbia, spesso alimentata dalla disperazione per il dramma che stavano vivendo».
Il momento più buio e quello invece più luminoso di questi cinque anni?
«Il momento più buio è stato senza dubbio la notte dell’alluvione di metà maggio. Al contrario, l’evento più luminoso è stato quello del via libera per lo stanziamento per la Casa della Comunità; da un lato un risultato che permette di rigenerare e potenziare il progetto di sanità pubblica nel nostro territorio, dall’altro la risposta, positiva, alle nostre convinzioni di andare in una determinata direzione sull’enorme tema, quanto mai attuale, della socio-sanità».
La ricostruzione dopo l’alluvione. A che punto siamo? E cosa si può sperare di vede- re accadere nei primi cinque anni?
«La messa in sicurezza del territorio procede attraverso interventi strutturali mirati a ridurre il rischio idrogeologico. In via Renaccio sono stati completati 550 metri lineari di muro con palificazioni profonde 12
metri per contrastare la forza d’urto alla confluenza tra il torrente Marzeno e il fiume Lamone, fornendo protezione alla zona della Bassa Italia. Gli argini sono stati ripristinati e dotati di un sistema di monitoraggio strumentale in collaborazione con l’università. Sul fronte idraulico, l’installazione di una grossa idrovora e di valvole di non ritorno nel tratto urbano, insieme all’ammodernamento della rete fognaria gestito con Hera, punta a limitare i fenomeni di rigurgito. Altri interventi hanno riguardato la risagomatura dell’alveo nell’orto Bertoni per eliminare una criticità strutturale del Lamone, la pulizia sistematica della vegetazione e il rafforzamento dei punti critici con massi ciclopici. Oltre ai 5 milioni di euro derivanti dalle ordinanze commissariali per la viabilità, sono stati riqualificati il Parco Azzurro, il parco di via Cimatti e la scuola elementare Pirazzini. Per il prossimo quinquennio, l’obiettivo è il completamento del progetto del Ponte delle Grazie e la realizzazione delle aree di laminazione previste dal Piano di Assetto Idrogeologico (Pai)».
Come dovrà cambiare Faenza per essere pronta a nuove eventuali situazioni straordinarie?
«La resilienza urbana deve fondarsi su una revisione complessiva delle aste fluviali. Non è sufficiente intervenire in corrispondenza del centro abitato; è necessario predisporre aree di laminazione distribuite lungo tutto il corso dei fiumi, sia a monte sia a valle della città, per gestire i volumi d’acqua in eccesso prima che raggiungano il tessuto urbano».
Un evento così catastrofico ha sicuramente riscritto l’agenda politica e amministrativa. Quale settore ne ha risentito di più?
«Il settore dei lavori pubblici ha affrontato il carico maggiore, dovendo sovrapporre la gestione dell’emergenza e della ricostruzione ai progetti già avviati con il Pnrr. Un impegno analogo ha riguardato gli
uffici amministrativi preposti alla quantificazione dei danni per privati e imprese, che hanno operato in modo trasversale e continuativo per supportare la cittadinanza e il tessuto produttivo nella fase post-emergenziale».
Nonostante tutto, l’impronta culturale della città sembra essersi rafforzata, a cominciare dal ruolo della ceramica…
«Faenza ha ottenuto il riconoscimento di Città Creativa Unesco, consolidando la propria identità nonostante le difficoltà. I dati turistici del 2025 indicano un superamento dei flussi registrati nel 2019, prima della pandemia. La trasformazione della mostra-mercato Made in Italy in un evento organico, che si alterna biennalmente ad Argillà, ha permesso di mantenere alta l’attenzione sul comparto ceramico, attirando visitatori e addetti ai lavori anche al di fuori dei confini regionali».
Ma davvero il turismo può essere un fattore di sviluppo decisivo?
«La dimensione della città consente di puntare su un turismo di qualità. Grazie ad accordi strategici con le località della Riviera, Faenza è riuscita a intercettare flussi turistici interessati a un’offerta territoriale differente. I dati regionali del 2025 confermano una permanenza media che sfiora i tre giorni, segno che la tranquillità e la proposta culturale locale rappresentano un valore aggiunto competitivo».
Faenza città della scienza, con case musei e una lunga tradizione è un aspetto che va incentivato?
«Ogni elemento di attrattività deve essere valorizzato per differenziare l’offerta rispetto ai grandi centri. La strategia si concentra sulla combinazione tra patrimonio scientifico-museale ed esperienze outdoor, puntando su un turismo meno caotico e maggiormente legato alla qualità della vita e alla scoperta delle tradizioni locali».
Faenza ha anche un importante distretto industriale e di ricerca, per esempio sui materiali; come può l’amministrazione intervenire in questo senso?
«L’amministrazione ha agito come facilitatore tra il mondo della formazione e quello produttivo. Oltre al comparto ceramico e biomedicale, è stato promosso lo sviluppo del C-hub (hub del carbonio, ndr), mettendo in rete le eccellenze del motorsport come Racing Bulls e il Team Gresini con le aziende trasformatrici. Attraverso Aca- demy specializzate e corsi post-diploma sui materiali compositi, gli studenti vengono indirizzati verso il mondo della produzione già al termine del percorso scolastico».
Non esiste ormai una città senza problema di sicurezza diffuso. Qual è la risposta di una giunta di centrosinistra?
«La risposta non può limitarsi alla sola repressione. Accanto agli investimenti nella sicurezza passiva, come la videosorveglianza e i varchi targa per il monitoraggio dei veicoli, la strategia punta sulla prevenzione culturale e sociale. L’obiettivo è rendere vive e frequentate le aree fragili attraverso eventi e la figura dei “tutor di strada”, operatori che favoriscono il dialogo con i residenti e la mediazione sociale. Esperienze come quelle del Parco Dante e del Parco Mita dimostrano che la sicurezza si ottiene attraverso la partecipazione e la riappropriazione positiva degli spazi pubblici».
Luoghi come l’ex cantiere del mai nato centro commerciale “Le Perle” diventano spesso spazi di degrado c’è qualche progetto percorribile su quel fronte?
«Trattandosi di un’area di proprietà privata, l’amministrazione svolge un ruolo di interlocuzione. Nonostante la complessità della situazione, il dialogo resta aperto e si intravedono prospettive di sviluppo che potrebbero portare a una risoluzione della vicenda nel medio periodo».
Se fosse rieletto, tra cinque anni potrebbe dirsi davvero soddisfatto se…
«Il bilancio sarebbe positivo qualora si completasse la messa in sicurezza idraulica con le prime aree di laminazione attive. A questo si dovrebbero aggiungere l’avanzamento dei lavori per il Ponte delle Grazie, l’avvio del cantiere per la circonvallazione a nord, opera fondamentale per alleggerire il traffico pesante, e la realizzazione del sottopasso pedonale della stazione ferroviaria verso via Filanda Nuova, necessario per decongestionare la sosta nelle aree di piazzale Cesare Battisti».
Dieci anni da vicesindaco e 5 da sindaco per il 51enne iscritto all’albo giornalisti
Massimo Isola
Nato a Faenza il 17 agosto 1974 (51 anni).
Stato civile: sposato
Titolo di studio: laurea in Lettere e filosofia Professione: amministratore, iscritto all’albo giornalisti Ultimo reddito annuo dichiarato: 76.784 euro
Veicoli e immobili di proprietà: Citroen Picasso e due unità abitative a Casola.
Precedenti esperienze politiche: vicesindaco 2010-20
Tessera di partito: Pd
Come andò nel 2020
Le ultime elezioni comunali a Faenza si sono tenute a settembre 2020. Massimo Isola fu eletto sindaco al primo turno con il 59,95 percento dei voti (facendo meglio del predecessore Giovanni Malpezzi che ot- tenne il 54,1 nel 2010 e nel 2015 il 45 percento che lo costrinse al ballottaggio contro lo stesso Gabriele Padovani che ora ci riprova).
In consiglio comunale il Pd con il 33,9 percento prese 9 seggi (altri sei alla coalizione di centro sinistra con due a testa per le liste Faenza Cresce e Coraggiosa). L’opposizione conquistò 9 seggi in totale di cui 5 alla Lega con il 18,7 percento.



