La forza della sincerità di Anna Maria Fabbri

Anna Maria FabbriOgni persona ha una storia da raccontare, una sola. Quella storia che taglia la nostra vita in due, un prima e un dopo. Come se tutto quello che è venuto prima fosse un’attesa, e tutto quello che viene dopo una conseguenza di quel singolo episodio. Ogni cosa che dice o che fa è una variante della storia che lo ha segnato.
Può essere la storia di un amore, o di un fallimento, di una ferita, di un’amicizia o di un incontro. C’è però sempre un singolo evento che caratterizza la nostra esistenza.

Parlare di quell’unica storia è la cosa più difficile. Molti la tengono nascosta dentro di sé per tutta la vita, altri la raccontano solo a pochi amici, pochi coraggiosi decidono di affrontarla in un corpo a corpo. Per raccontarla non occorre essere per forza dei narratori nati, serve avere il coraggio della sincerità.
«Io non sono una scrittrice, ho solo raccontato la mia storia» mi ha detto Anna Maria Fabbri quando mi ha portato il suo libro.

Quando a casa tornerai vienimi a trovar (titolo che omaggia la canzone dei Camillas), pubblicato dalla piccola casa editrice Dialoghi è il racconto sincero di una ragazza che affronta un grave disturbo alimentare e lo supera trasformandolo nella passione per la cucina tradizionale ragionale. Una volta lessi che quando si fa un incubo ricorrente c’è un modo per smettere di farlo, ed è andare incontro al proprio “mostro”. Per un periodo sognavo ogni notte un uomo senza volto che mi inseguiva nella pineta con un fucile. Una notte mi accorsi che quello era un sogno, smisi di correre, mi girai e gli andai incontro e quello si dissolse. Credo che nella vita accada più o meno la stessa cosa, se noi scopriamo il volto di ciò di cui abbiamo paura questo scompare.

Anna Maria ha la mia età ed è di Ravenna, quando l’ho incontrata la prima volta faceva la barista al Bronson. Con ironia ci racconta di come ha sconfitto il suo mostro e si è messa in viaggio alla ricerca dei piatti tipici italiani con un progetto che ha chiamato To the roots, che è molto seguito su Instagram.
Ci sono scrittori che hanno grande padronanza della lingua e dell’intreccio narrativo, ma che non sono mai sinceri con i propri lettori.
Essere sinceri non significa raccontare la verità, ma confrontarsi con le proprie paure senza schermi. Le nostre paure sono sempre le stesse: il timore di non essere all’altezza, di non essere abbastanza belli, di non essere amati.

Oggi che viviamo nella “società del giudizio” queste pressioni sono ancora più forti. La società è particolarmente intransigente con le donne, soprattutto le ragazze che sentono forti pressioni psicologiche per rispettare certi canoni di bellezza.
I disturbi alimentari sono molto più diffusi di quello che si pensa. Per chi fosse interessato ad approfondire questo complesso argomento consiglio Donne che mangiano troppo della psicologa Renate Göckel.

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