Chi sei? O meglio cosa sei? Ti sei mai interrogato su cosa significa essere vivo? Sai la risposta? Pensi che qualcuno la sappia? Nel 1848 l’esploratore inglese Alfred Russel Wallace era salpato per navigare i fiumi della foresta amazzonica con l’idea di mapparli. Dopo quattro anni di viaggio, durante il ritorno, mentre naviga in pieno oceano divampò un incendio a bordo della nave, che affondò con tutta la sua preziosa collezione. Wallace si salvò per miracolo, dopo tre settimane a deriva nell’oceano. Allora decise di scrivere un libro su ciò che aveva osservato. Tra le osservazioni che aveva fatto scrisse una cosa rivoluzionaria: “Per quanto ci si possa sforzare non si troverà mai un animale che sia sempre esistito come lo vediamo adesso. Sono cambiati nel tempo, tutti gli animali, nessuno escluso”. Quello strano marinaio, armato di curiosità e un po’ di follia, aveva capito una cosa che tempo dopo uno scienziato dalla barba folta avrebbe chiamato evoluzione. Da che esiste l’essere umano si è chiesto, come è iniziato tutto questo? Le prime risposte sono arrivate dai miti e dalle religioni, poi è arrivata la scienza. A tentare di mappare questo vasto mare di domande è il fisico Christophe Galfard nel volume divulgativo “La vita a portata di mano” (Bollati Boringhieri). Darwin è stato il primo a presupporre che la vita, in ogni sua forma, potesse essere iniziata da un’origine unica comune. Un seme.
Il fisico austrico Erwin Schrödinger, uno degli scienziati più famosi di tutti i tempi, che vinse il Nobel per aver formulato la teoria per comprendere le leggi che governano la materia e la luce conosciuta come fisica quantistica, tentò di rispondere nel 1944. Mentre l’umanità tentava di autoestinguersi con la più sanguinosa delle guerre combattute, Schrödinger tentava di rispondere alla domanda sulla nascita della vita. Per Schrödinger la vita è la vita è un fenomeno fisico che riesce a mantenere ordine in un universo dominato dalla tendenza al disordine, ma non si pronuncia sul suo inizio. Nel 2020 ci prova il biologo britannico Paul Nurse. È un biologo premiato e famosissimo, se non lo sa lui, chi mai potrebbe rispondere a questa domanda? Nurse considera la cellula il più piccolo sistema che possiamo definire inequivocabilmente vivente. Negli ultimi anni diversi scienziati hanno ipotizzato che la vita potrebbe essere arrivata sulla terra da un altro piante, con un meteorite. Nurse dice che questa ipotesi però non risponde alla domanda, come è nata la vita. Sposta solo il problema altrove. La posizione di Paul Nurse sull’origine della vita è più prudente di quanto si potrebbe pensare: non sostiene di sapere esattamente come sia nata, né propone una teoria definitiva. Ritiene però che la vita sia emersa attraverso processi chimici e fisici, senza bisogno di postulare una forza vitale separata dalla materia. Sarebbe insomma solo una casualità. Poteva accadere o non accadere, ed è accaduta.


