venerdì
06 Novembre 2026
Rubrica L'opinione

Il cemento, le parole e i fatti

Riflessioni, provocazioni o semplici punti di vista sulle notizie locali a cura dei redattori di Ravennaedintorni.it

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Le statistiche dell’Ispra sul consumo di territorio ormai sono un po’ come i meteorologi a fine estate che ci dicono come quella appena trascorsa sia stata la più calda degli ultimi decenni. Cioè, benissimo i dati, ma, come dire,  non proprio una sorpresa. E così, ancora una volta l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale emana la classifica sul consumo di territorio e Ravenna svetta con 41 ettari, circa il doppio della media nazionale. Siamo un grande comune, molto esteso, lo sappiamo, peraltro abbiamo un porto che per forza di cose ha bisogno di spazi anche a terra, certo. Ma qualsiasi ravennate ha visto e vede intanto crescere anche quelle distese di cemento in periferia per accogliere grandi superfici, nuovi supermercati, nuove e varie attività e nuovi insediamenti abitativi, anche sui lidi, a fronte di una popolazione che però non cresce. Puntualmente ci viene spiegato che si tratta di progetti di anni fa, che non potevano essere fermati nemmeno volendo, salvo pagare importanti e gravosi indennizzi che le casse pubbliche non possono permettersi. Nulla, insomma, può incidere oggi su decisioni prese anni addietro, prima del commercio on line, prima delle alluvioni, prima della decrescita demografica. Niente può fermare il treno delle lottizzazioni del territorio e della macchina costruttrice.

Tanto meno lo hanno potuto fare quelli che forse potevano essere invece i famosi presìdi che più e meglio di altri dovrebbero conoscere le necessità e le priorità delle varie zone di un comune tanto vasto, ossia i cosiddetti Consigli territoriali. Istituiti dopo l’abolizione delle Circoscrizioni dal Comune, con più di una difficoltà nello stilare un regolamento, sono davvero diventati un organo poco incisivo, per usare un eufemismo. E quindi come non dire “bravi” ai gruppi di opposizione che per una volta uniti hanno deciso di boicottarli? Un “Aventino” con lo scopo di mostrare che il re è nudo, quegli organismi così come sono non funzionano e non servono. Come riformarli? La questione ovviamente non è semplice ma dalla maggioranza qualche proposta era lecito aspettarsela, anche perché dal voto amministrativo (a cui è legata la ripartizione dei posti dei consigli) quando si andrà al voto sarà ormai passato un anno e mezzo.

Ma ormai ci siamo un po’ abituati a questi esercizi di sdoppiamento:  dobbiamo uscire dall’energia fossile e ci troviamo un rigassificatore, dobbiamo ripensare al modello del turismo e gli scali delle crociere aumentano, dobbiamo creare oasi climatiche per l’estate e facciamo parchi senza alberi, dobbiamo trovare nuove forme di rappresentanza ma andiamo a votare per gli stessi consigli territoriali che già sappiamo non funzioneranno, dobbiamo smettere di consumare suolo ma continuiamo a costruire, come ci ricorda l’Ispra. Almeno nelle parole qualcosa sta cambiando, ma nei fatti?

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