«Siamo con te anche alle 7 di mattina, quando sei in ritardo, mezzo addormentato in metro o appeso con un dito all’autobus più affollato della città». Così si presenta Radioimmaginaria, «la radio per gli adolescenti, fatta dagli adolescenti». E in questo caso non si tratta di un semplice slogan.
Nata nel 2012 a Castel Guelfo, nel Bolognese, negli anni ha innalzato le sue “antenne” (così vengono chiamate le redazioni) in diverse città d’Italia, tra cui Ravenna. La prima sede cittadina nasce nel 2017, tra i container del Darsena Pop-Up (oggi trasferita alla Rocca Brancaleone).
Nel 2025 si aggiunge quella di Fornace Zarattini, all’ex Valtorto, oggi ospitata negli spazi di Des-teen-azione. Per la stagione estiva si affianca anche una postazione al bagno La Plage di Lido Adriano fino al 10 luglio (vedi foto). Le redazioni di Ravenna centro e Fornace contano in totale dodici speaker, un regista e alcuni ragazzi in prova. La postazione “vista mare”, invece, riunisce oltre quindici ragazzi, anche da altre antenne italiane. Le trasmissioni sono solo in streaming tramite l’app omonima.
Per prendere parte alla redazione è sufficiente avere un’età compresa tra i 10 e i 17 anni e avere voglia di fare sentire la propria voce. «Chiunque può partecipare al progetto, senza selezioni – spiega Noemi Sassatelli, 26enne e responsabile comunicazione di RadioImmaginaria –. Il nostro scopo non è quello di sostituire i giornalisti o raggiungere risultati professionali, ma “imparare facendo” tutti insieme, aiutandoci a vicenda».
L’impegno settimanale è di due ore, rigorosamente in orario extrascolastico (il martedì dalle 18 alle 20 a Ravenna e il venerdì dalle 16.30 alle 18.30 a Fornace Zarattini). La prima ora è dedicata al brainstorming per stabilire gli argomenti del giorno: si parte spesso dall’attualità, ma anche dalle proprie passioni, da esperienze o emozioni vissute in prima persona o raccontate da un amico. Si traccia una scaletta e si parte con la diretta, di trenta minuti, senza script e con la possibilità per i ragazzi all’ascolto di intervenire con chiamate e messaggi. Ogni live viene seguita da un centinaio di utenti, mentre il rilancio su TikTok in contemporanea supera anche i 3-4mila spettatori: «Per noi però i social sono solo una vetrina – spiegano alcun degli speaker ravennati, Tommaso, Andrea (Albi), Leonardo e Christian –, il nostro scopo è attirare gli spettatori verso la radio: riscoprire l’ascolto, senza bisogno dello stimolo visivo. Se anche solo un ragazzino si interessa alla radio, per noi è un successo: quando abbiamo iniziato, non sapevamo neanche chi fosse Guglielmo Marconi, ma abbiamo capito che se questa “scatoletta parlante” ha resistito per tutti questi anni, un motivo c’è».
Sono proprio i giovani redattori a raccontarci la quotidianità della radio: «L’obiettivo è arrivare al tavolo con qualche idea in testa. La conversazione poi nasce spontanea. È importante per noi andare anche a “braccio”, mantenendo un linguaggio spontaneo e adatto alla nostra generazione. Spesso ci sentiamo come dei traduttori tra il mondo “degli adulti”, fatto dall’attualità e dai consigli che ci vengono dati per il nostro bene, e quella che è la nostra percezione».
Dalla rubrica sugli anime di Albi alle riflessioni sulle relazioni a distanza, passando per sport e videogame, con spazio anche alla musica (e un programma dedicato alla trasmissione delle canzoni segnalate dagli ascoltatori) o interviste a giovani che nel giro di pochi anni potrebbero affermarsi a livello mondiale (come nel caso di Damiano David, intervistato da una delle antenne lombarde quando ancora suonava in strada a Milano e ritrovato sul palco dell’Eurovision come leader dei Maneskin).
Per alcuni speaker, quello che è nato come un gioco si sta trasformando in una professione: «La nostra testata è regolarmente registrata al tribunale – spiega Sassatelli – molti ragazzi hanno ottenuto il tesserino da giornalista, mentre ad altri viene proposto di restare all’interno del team come formatore o coordinatore». L’aspetto centrale del progetto però resta quello sociale e umano: «Ho scoperto la radio per caso, accompagnando un amico al pomeriggio – spiega Leonardo –. Vedendolo dietro al microfono mi è sembrata un’altra persona. Dopo le dirette si cena insieme, e credo di aver stretto più amicizie in radio che in qualsiasi altro contesto».



