174 – Una poesia per Galla Placidia

174) POESIA PER MAUSOLEO DI GALLA

Cupola del Mausoleo di Galla Placidia

Più volte gli antichi monumenti di Ravenna, per il fascino solenne e al tempo stesso discreto dei mosaici e delle architetture e per le grandi memorie che essi custodiscono, hanno ispirato l’opera di scrittori e poeti.

Tra questi, un posto d’onore spetta certamente al cosiddetto Mausoleo di Galla Placidia, prezioso scrigno di sorprendenti mosaici, così legato al ricordo dell’Imperatrice.

Alojz Gradnik, uno tra i più celebri poeti sloveni del XX secolo e grande traduttore, dedicò ad esso una poesia struggente che fu pubblicata nel 1944, all’interno di una sua raccolta.
Galla Placidia, questo il titolo della poesia nell’edizione originale in lingua slovena, è una lirica delicata, che fissa lo sguardo su quella meravigliosa cupola nella quale splendono innumerevoli stelle dorate che fanno corona alla croce luminosa di Cristo e ai quattro esseri viventi dell’Apocalisse: «È questa la dimora della morte? Son mura di un sepolcro, o sono sogni? O le volte del cielo qui congiunsero le arcate d’oro delle loro stelle? È qui l’alba, e il bagliore vespertino, la notte quieta, calma, luminosa: mentre vieppiù s’ottenebra la terra e luce dopo luce in cuor s’estingue. Questa tua tomba fulgida di stelle, questo tetto, splendente su te, dice: se anche si spegneranno le stelle, e su di noi morrà l’ultima stella anche se il cielo vestirà a gramaglie, qui splenderanno ancora le tue stelle, qui ancora raggerà il tuo cuor beato. Oh, potesse anche il mio qui riposare!»

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