Dai Beatles a Gustav Mahler. E l’amore-odio per Mannarino – di Daniele Maggioli

di Daniele Maggioli (Duo Bucolico) *

Il Duo Bucolico non è una monade inscindibile, ma un mostro bicefalo le cui metà sono tenute insieme da una sottilissima membrana posta in zona ombelicale. Certo, siamo una reazione chimica: sprigioniamo una certa energia (se accostati), ma rimaniamo elettroni irriducibili (respingenti-attraenti), l’uno agli occhi dell’altro. Uno sembra timido, l’altro è sempre irragionevolmente a suo agio; uno è raziocinante, l’altro contemplativo. Uno è punto esclamat!vo; l’altro è punto di ?oman?a. Ci vogliamo bene, sì, siamo fratelli-ma-non-di-sangue (che forse è la preferibile, tra le parentele), eppure non condividiamo altra utopia musicale che non sia lo scrivere canzoni accettabili.
Siamo cresciuti in territori diversi, in periodi diversi, regioni diverse, diversi bar, dentro diversi uteri, dentro famiglie molto diverse. Siamo diversi, insomma. Quindi, spesso litighiamo sui dischi da ascoltare in furgone.
Antonio (che d’ora in poi per comodità chiameremo Es) addirittura odia ascoltare musica mentre guida, mentre io (che d’ora in poi per scomodità chiameremo Superìo) non ne posso fare a meno. In genere (per il rispetto che si deve agli anziani), tendo ad assecondarlo, e in furgone rimaniamo spesso in silenzio a contemplare l’orizzonte brullo della pianura di Foggia. Superìo preferisco la musica anglofona o l’elettronica estrema (quella più glitchy, per intenderci), Es ama il cantautorato italiano (Conte, Fossati, Jannacci, Avion Travel), o la robaccia italica leggermente world, che Superìo tendo a schifare. Superìo ho ascolti metodici, da studioso. Es si annoia subito e va dove lo porta il cuore (per comodità, avremmo potuto chiamarlo anche Susanna Tamaro). Superìo mi concentro sugli arrangiamenti di un disco, Es sui testi. «Mi piacciono molto i brani tristi, quando vado a vedere un cantautore», dice Es. Poi metto su Kid A dei Radiohead e Es urla: «Spegni questa roba, mi viene la gnorgna!». Siamo come Sandra e Raimondo, o come i Ricchi e Poveri (ora che è uscito Franco).
Con estrema difficoltà, ho trovato qualche disco che possa fare da architrave tra i nostri due panorami interiori, ma si consideri che detto architrave è anche la suddetta membrana ombelicale che tiene unito il mostro a due teste: imene tesissimo d’aria e spirito, talvolta tramutantesi in flusso mp3, velo jpeg, pareo wave, onda digitale che cuce a stento un IO magnifico di musica illogica.
The Beatles – Help! (1965)

L’altra sera, a fine concerto, smontavamo gli strumenti sul palco. Il dj ha messo su questo disco e si è accomodato al bar (“sono capace anche io a fare il dj, così!” ho pensato). A fine disco io e il mio socio ci siamo guardati allibiti. Che canzoni! Che sound! Che marmellata!
Flaming Lips – Yoshimi battles the pink robots (2002)

È il disco che ho ascoltato di più mentre producevamo il nostro ultimo disco Cosmicomio. Un po’ di quell’immaginario ci è finito dentro. Mi seduce soprattutto l’idea di parlare un linguaggio ibrido elettronico/acustico rimanendo leggeri e spontanei. È un disco magico, in tutti i sensi (il loro, ma anche il nostro).
Paolo Conte – Paolo Conte (1974)

L’esordio di Conte. Stonato, grottesco, sbilenco. Suona molto avanguardista, oggi. “Questa sporca vita” sembra un brano indie.
Tom Waits – Alice (2001)

In questo lavoro c’è un’atmosfera ineffabile. Non ho mai capito come Waits abbia creato questa tensione fantastica che permea tutte le canzoni. È una magia di suono, prima ancora che compositiva. Un monumento, struggente. Quando lo ascoltai la prima volta non credevo alle mie orecchie. Anche Es lo adora e ne accetta la Sacra Gnorgna.
Gustav Mahler – Sinfonia n.5 in do minore

Nel IV movimento si rispecchia tutta la nostra anima romantica e sensibile al dolore di vivere, socchiudiamo gli occhi e pensiamo all’Austria, al tempo che passa, ai ranocchi a bordo stagno. A tratti sembra quasi di ascoltare Radio Tre.
Nino Scaffidi

  Mai pubblicato Sicilia, trapiantato a Bologna, ma sempre errabondo. Imprendibile ma presente. Poeta suo malgrado, in lui il folk diventa credibile. Nino è il più grande cantautore vivente e noi siamo i suoi profeti.
Mannarino – Il bar della rabbia (2009) 

Un po’ lo odiamo: in ogni fottuto locale in cui suoniamo all’1:35 circa mettono su “Me so’ ‘mbriacato”. Non ne possiamo più, e ogni volta vorremmo sbattere le tempie contro gli spigoli, ma ogni volta quel pezzo suona davvero bene. Fuck! Il nostro sogno è riuscire a fare un giorno un disco come questo: che piace anche a chi non gli piace.

 

*  Daniele Maggioli, classe 1977, è un cantautore riminese. Si interessa – dice – di letteratura, di linguaggi e di sogni. Ha recentemente pubblicato “Fino all’ultimo respiro”, il suo quarto album solista. Rappresenta anche metà del Duo Bucolico – l’altra è Antonio Ramberti – con cui ha pubblicato sei album, l’ultimo dei quali è “Cosmicomio” (Cinedelic/La Fabbrica), uscito in primavera.

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