Quei dischi che spaccano il cuore, da Peter Gabriel ai Lali Puna – di Gianluca Lo Presti

a cura di Gianluca Lo Presti *

Jpg01Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo sui dischi che mi hanno influenzato, mi sono trovato molto in difficoltà, direi quasi nel panico. Solitamente sono abituato a costruirli traccia per traccia, nota per nota, arrangiarli, registrarli, mixarli, i dischi, non certo a parlarne o a improvvisare recensioni. Sono abituato invece a sentirmi recensire, apprezzare o criticare. Ma penso anche che a volte si debba uscire dal proprio mondo, dalla propria zona di comfort, e allora ho accettato la sfida pur sapendo che tornare indietro nel tempo, ripercorrere i miei passi e selezionare in qualche modo i dischi che più mi hanno spaccato il cuore, sarebbe stata un’esperienza forte, bellissima e dolorosissima al tempo stesso. Questa è la potenza della musica. Questo non sarà mai l’articolo di un recensore professionista, e non vuole proprio esserlo. È un racconto di un pezzo di vita (la mia) attraverso questi ascolti. Perché si sa, alla fine tutto si mischia e diventa una cosa sola.
Inutile dire che non sono in grado (ma neanche voglio) di raccontare questi album in modo dettagliato per filo e per segno perché il mio approccio all’ascolto è sempre stato molto emotivo e poco razionale: io vado di pancia, se un disco mi fa piangere allora è quello giusto. Li ho messi in sottofondo e man mano che riaffioravano ricordi, momenti, sensazioni e lacrime (anche) ho iniziato più o meno lucidamente a scrivere. Buon viaggio (in ordine sparso).

Peter Gabriel – “Us” (1992) La cosa che più mi ha colpito di questo disco è il suono inscatolato. Ma lo dico come una nota d’onore. Quando lo misi su per la prima volta pensavo di avere lo stereo rotto. Un colosso di artista come lui che ha a disposizione il massimo della tecnologia in uno degli studi più belli del mondo costruisce un suono così: sporco, chiuso sulle medio-alte e compatto. Quasi a bassa fedeltà. Bellissimo. Geniale. Avanti anni luce. Dentro, un mare di arrangiamenti sofisticatissimi che bilanciano il tutto e la sua voce, mamma mia, basta solo quella. È stato l’inizio del mio periodo etnico, poco prima di produrre Monsignor Milingo, questo disco l’ho ascoltato migliaia di volte e mi ha fatto da fonte di ispirazione. Perché quando un grande artista fa una scelta di suono cosi originale e coraggiosa un motivo lo ha sempre e non sbaglia mai, anzi anticipa i tempi. Menziono in particolare il brano d’apertura “Come talk to me” e quello di chiusura , “Secret World”. Ciao Peter, ti amo!

Bjork – “Post” (1995) Era sempre il periodo in cui stavo imparando a usare l’elettronica. E mi piaceva questo modo deviante di arrangiare di Bjork e dei suoi produttori, Nellee Hooper in particolare. Unire il rumore alla melodia, alla ricerca del suo equilibrio che non stancasse mai l’ascoltatore, e a volte invece usarlo come provocazione: divenne dopo questo disco una ricerca costante del mio modo di fare musica. “Hyper-Ballad” mi colpì su tutti. Ma in generale ho sempre amato chi non ha mai avuto paura di andare controcorrente mischiando in modo molto ardito e coraggioso le carte, come chi ha fatto questo disco.

Fabrizio De André – “Creuza de mä” (1984) Uno dei dischi più perfetti che conosca in quanto a registrazione e produzione. La scrittura poi è immensa. Il suono è ottimo, non si può aggiungere ne togliere niente. Non a caso David Byrne lo cita come uno dei dieci migliori album della storia della musica moderna. Qui c’è una ricerca quasi filologica sia sul linguaggio (il dialetto genovese) che sulle sonorità, particolarissime, di certi strumenti che appartengono a mondi molto lontani dal nostro, registrati appunto in modo divino. Credo che ogni fonico debba studiare questo disco solo per l’approccio alla registrazione. Stiamo parlando di 33 anni fa. Da brividi. Fu prodotto da Mauro Pagani della PFM e ci suonarono musicisti molto importanti al tempo. Qui non ho canzoni preferite perché questo disco l’ho sempre ingoiato tutto assieme, un brano dietro l’altro, in quanto mi ha sempre dato l’impressione di essere un’unica lunga suite, ma la cosa che mi ha sconvolto, lo ribadisco è come suona. Ancora oggi faccio fatica sentire album cosi. Chapeau.

Sneaker Pimps – “Bloodsport” (2002) Qui ci sono i miei primi amori verso il post-punk e la wave. Disco di svolta per me, dove iniziai a dirigere l’elettronica e il suono sporco veramente dove volevo. Ascoltato, consumato, studiato in ogni nota, con la voce personalissima di Chris Corner che sinuosa si muove in mezzo a un mare di elettronica e chitarre lo-fi. Trovo la produzione originalissima. Ma per gli inglesi questo è pane quotidiano altro che qui da noi. “Kiro TV”, “Sick” e “Think harder” tra i miei brani preferiti. Anche qui si respira a pieni polmoni il momento storico trip hop ma contaminato bene: pop, melodia, noise, post-punk e lo-fi sono in equilibrio perfetto. E molto lo fa la voce. Altro chapeau.

Lali Puna – “Scary World Theory” (2001) Questo è un altro di quelli chi mi inchiodò all’ascolto. Avevo da poco cominciato a suonare il basso e sentivo molto vicino al mio essere l’uso di questo strumento fatto in questo album. Il mio disco del 2007 “Nevica su quattropuntozero” si ispira tantissimo a questo suono. Quello che secondo me fa la differenza è la semplicità e l’efficacia sia della composizione che dei suoni, è tutto molto minimal forse a volte anche un po’ ripetitivo ma è un suono che ha una personalità pazzesca. Sottolineo anche la linearità voluta del suo cantato. Brani amati: “Nin-Com-pop”, “Bi-Pet” e “Contratempo”.

* Cinquant’anni compiuti lo scorso agosto, livornese di nascita ma ravennate d’adozione, Gianluca Lo Presti è titolare dello studio di registrazione Lotostudio 2.0 e opera nel panorama musicale da oltre vent’anni in qualità di musicista, produttore, arrangiatore e tecnico del suono. Tra le sue collaborazioni più importanti quelle con Lucio Dalla e Blaine Reininger dei Tuxedomoon. Artisticamente oscilla tra due progetti principali uno di cantautorato elettronico (Nevica su quattropuntozero), l’altro (Nevica NOISE) di elettronica sperimentale e strumentale, con cui ha pubblicato lo scorso anno l’album Sputnik.

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