Alleno giovani ragazzi e vedo già personalità definite: è così?

Caro dottore, sono un allenatore di una squadra di pallavolo locale. Insegno a giovani ragazzi. Mi stupisce come le attitudini personali di ciascuno siano già definite a questa età. Già si capisce chi è un gregario e chi leader nel gruppo. Questo lo noto nel gioco, negli allenamenti ma anche nella vita quotidiana, per quanto abbia modo di vedere. Non dico che il risultato sportivo non sia importante e non vada tenuto in conto, ma personalmente tendo ad avere attenzione per i più deboli, i ragazzi più timidi che spesso se ne starebbero in disparte, e mi chiedo cosa posso fare per valorizzarli, e come mai già a questa età le personalità siano così definite.
Lettera firmata

Credo che le caratteristiche di ciascuno di noi, tra i tanti modelli offerti dalla psicologia, si possano descrivere con il paradigma biopsicosociale.
Mi spiego subito. Sono tre livelli, tre dimensioni, che insieme contribuiscono a determinare la personalità di una persona. La dimensione biologica attiene alla genetica. Per dirla in poche parole, attiene a come siamo naturalmente predisposti. Questo vale per molti fronti di un individuo, personalità compresa. Ma attenzione parlo di predisposizione, non è che tutto sia già scritto dall’inizio. La componente psicologica, anche se nel modello biopsicosociale viene citata per seconda, la considererei alla fine perché trovo sia il prodotto dell’interazione tra l’aspetto biologico e quello sociale che comprende tutto quanto entra in relazione con la persona. L’ambiente dove vive. Una volta sentii dire “la vita è fatta di incontri”. Mi sembra una buona sintesi per descrivere, almeno in parte, cosa si intende per sociale. Infine la componente psicologica, che a mio avviso va intesa sia come prodotto tra le istanze biologiche e quelle sociali, sia come ciò che il mondo intrapsichico elabora ed interpreta soggettivamente.
In questa interpolazione si costruisce la personalità di un individuo, e si costruisce presto, anche se poi è in continua evoluzione, in continuo cambiamento, dato che i fattori sociali e psicologici non si esauriscono.
Mi chiede cosa poter fare per aiutare i ragazzi meno forti, può intervenire, per quanto è nelle sue possibilità, sul fattore psicologico ed in modo particolare su quello sociale.

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