Da Einaudi a Sanremo, il debutto del violinista Mecozzi

Federico Mecozzi AwakeingSta facendo parlare di sé questo Awakening, album d’esordio del violinista verucchiese Federico Mecozzi, in procinto di salire sul palco dell’Ariston come direttore d’orchestra, il più giovane direttore d’orchestra del prossimo Festival di Sanremo (accompagnerà, tra i “big” del concorso, il cantautore Enrico Nigiotti). Presentato al Galli di Rimini a fine gennaio con due concerti andati sold out, di certo “Awakening” non sembra un esordio di un 26enne, così come d’altronde era lecito aspettarsi, essendo Mecozzi collaboratore da quasi dieci anni di Ludovico Einaudi, che accompagna nei live in tutto il mondo e con cui suona in studio, con alle spalle anche collaborazioni con altri artisti di fama come Pacifico, Angelo Branduardi, Remo Anzovino e Blonde Redhead.

Detto questo, il disco non suona neppure come si poteva pensare potesse suonare un disco del violinista di Einaudi, nel senso che il minimalismo è solo accennato in qualche pezzo e più che altro siamo in zona mainstream. Per quanto possa essere mainstream un album interamente strumentale (o quasi, va segnalata in un pezzo la presenza alla voce, trattata però come uno strumento, di Giuseppe “Houdini” Righini) con il violino grande protagonista al centro delle composizioni, accompagnato a turno da viola, violoncello, pianoforte, percussioni.
Si sente – come dichiara lo stesso Mecozzi – la base classica, barocca, dell’autore, così come si sentono i 26 anni in alcune scelte molto contemporanee, e così come si sente comunque l’influenza di Einaudi nelle parti più eteree, che sono anche le più riuscite. Stonano un po’ rispetto all’eleganza complessiva del disco, invece, le influenze celtiche e mediorientali, con passaggi quasi da centro commerciale, diciamolo. Ma è pur sempre un esordio, che piacerà a tanti e che sicuramente lancia un nuovo solista di grande talento.

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