Il cantiere pubblico per costruire il nuovo palazzetto dello sport di Ravenna sarebbe dovuto durare due anni e invece dopo sette non è ancora finito, sarebbero dovuti bastare 15,5 milioni di euro e invece la spesa è già arrivata a 27,5 e non è ancora definitiva. Il caso è ormai un motivo di imbarazzo per l’amministrazione comunale e ora una parte delle forze politiche di opposizione chiama la maggioranza di governo locale a un atto di responsabilità proponendo di istituire una commissione consiliare speciale d’indagine che possa chiarire i dettagli di una procedura che non ha funzionato. La proposta è firmata da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Viva Ravenna e Lista per Ravenna (in totale 10 consiglieri).
La commissione di indagine è costituita come quelle ordinarie all’interno del consiglio comunale – sono rappresentati tutti i partiti e la presidenza solitamente viene affidata all’opposizione – ma è dotata di poteri speciali di accesso completo agli atti e di convocazione di amministratori pubblici e dipendenti comunali per raccogliere testimonianze. In astratto anche l’ex sindaco Michele de Pascale, oggi presidente della Regione, che guidava la giunta quando cominciarono le opere nel 2019. Alla fine dei lavori produce una relazione. Per essere richiesta occorrono le firme di un quarto dei consiglieri, nel caso di Ravenna quindi otto. Il consiglio poi dovrà esprimersi a maggioranza.
«Il centrosinistra ha i numeri per impedire la nascita di questa commissione – hanno ammesso Alberto Ancarani di Forza Italia e Nicola Grandi di Fratelli d’Italia –, ma se la bocceranno sarà interessante capire per quale motivo la maggioranza di governo di questa città vuole negare un’operazione di trasparenza che i cittadini meritano».
Alberto Ferrero, consigliere regionale di Fdi, assicura che i proponenti della commissione hanno chiara la volontà di vedere completata l’opera pubblica: «Arrivati a questo punto sarebbe inaccettabile conservare una cattedrale nel deserto. Forse non era da fare? Ormai è tardi per queste riflessioni. L’opera va ultimata e per essere ultimata è necessario fare chiarezza su tutto quello che non ha funzionato in modo che si possa capire come evitare di ripetere errori, ma anche di individuare eventuali responsabilità che per forza devono esserci in una vicenda come questa». C’è anche chi, forte della propria competenza in materia, ha lanciato una proposta provocatoria: sicuri che sia il caso di ultimarlo?
Gli esponenti di centrodestra puntano l’attenzione su due riflessioni: il cantiere è cominciato nel 2019 e nell’aumento dei costi ha inciso molto l’aumento dei prezzi dei materiali che è arrivato in conseguenza dei conflitti che hanno segnato l’Europa in questo periodo. «Se i lavori fossero stati più veloci, forse si sarebbero evitati una parte dei rincari». Non solo: quei 12 milioni di aumento rispetto alle previsioni, che altro avrebbero potuto finanziare in città? «Nuovi asfalti? Nuove opere pubbliche? Una raccolta differenziata migliore? Non c’è limite alle possibilità».
Ci sarebbe un errore all’origine di tutto: la sbagliata valutazione della cifra stabilita come base di partenza per l’asta al ribasso nella gara di appalto. «Più di un esperto è concorde nel dire che sarebbe stato più giusto partire da 19-20 milioni anziché 15,5 come è stato fatto. E se fosse stato più alto, forse sarebbero arrivate più offerte e si sarebbe evitato di aggiudicare l’appalto a un raggruppamento di imprese che poi ha vissuto diverse interruzioni per via di varie interdittive antimafia». Nello sbaglio della valutazione potrebbe avere inciso, secondo l’opposizione, la scelta di affidare la progettazione (qui tutti i dettagli) agli uffici del Comune e non a studi esterni con maggiore competenza su immobili simili.
Il cantiere partì nel corso del primo mandato di Michele de Pascale, quando l’assessore allo Sport era Roberto Fagnani. In una intervista del 2021 al nostro settimanale, proprio De Pascale parlò così di questa vicenda: «Non scrivo i bandi di gara e non scelgo chi vince. Però come sindaco sento tutta la responsabilità di un cantiere bloccato sulle spalle dell’amministrazione comunale. Ho molta stima e fiducia nei miei collaboratori, ma ci troviamo di fronte a diversi interventi del Comune con ritardi, contenziosi con le imprese e ricorsi: oltre al palazzetto è successo con gli stradelli del mare e con l’ampliamento della scuola materna di Mezzano. Allora è chiaro che qualcosa sui criteri di gara vada cambiato».
La richiesta di una commissione consiliare non sarà l’unica mossa dall’opposizione. Verranno presentati un esposto all’Anac, autorità garante per l’anticorruzione, un esposto alla Corte di Conti e un’interrogazione alla Regione che finanziò un milione di euro dei 15,5 previsti inizialmente.
Nei giorni scorsi un’altra formazione di opposizione, la lista civica Pigna, aveva annunciato l’intenzione di proporre una commissione di indagine lanciando un appello ai colleghi di minoranza per sostenere la battaglia. Ancarani risponde: «La Pigna più di una volta ha manifestato la proposta di rescindere il contratto con i vincitori dell’appalto, mentre a nostro avviso questo causerebbe un allungamento dei tempi indefinibile. Ci sono vedute diverse con la Pigna e ognuno è legittimato a fare le proprie mosse».



