I forlivesi Santii (ex M+A), quasi unici (in Italia)

Santii Cover Album S01 BDifficile ricordare altri casi di “reset” così repentino, in ambito musicale. Il rischio che si corre d’altronde è quello di cancellare un pezzo della propria storia. Eppure i forlivesi Michele Ducci e Alessandro Degli Angioli non sembrano essersi fatti alcun problema a trasformare il loro progetto M+A in qualcos’altro, da un giorno all’altro, semplicemente cambiando il nome della propria pagina Facebook. Ora i due, neppure trentenni, si fanno chiamare Santii e lo scorso maggio hanno pubblicato il primo album del nuovo corso, frutto di un lavoro di un paio d’anni e di registrazioni avvenute in prestigiosi studi del Regno Unito.

Facendo un passo indietro, infatti, i più attenti ricorderanno che gli M+A fecero parlare di sé anche i giornali generalisti per essere riusciti a salire sul palco del Glastonbury, tra i più importanti festival rock al mondo, coccolati dagli addetti ai lavori d’oltremanica, dove il loro electro-pop pareva essere più considerato rispetto al più “sbadato” Belpaese, a cui forse mancava l’atteso album della consacrazione per farli decollare definitivamente (di album ne avevano comunque già pubblicati due, il primo per un’etichetta inglese e il secondo in Giappone, tanto per dire). Con il progetto Santii i due forlivesi hanno spinto ancor di più sull’aspetto internazionale della loro musica, che non potrebbe essere in effetti più distante come immaginario da Forlì e dalla Romagna. Il loro è ancora, in buona sostanza, pop elettronico, ma senza più quella sorta di indole “indie” che caratterizzava gli M+A, a favore invece di un’ispirazione figlia della club culture europea (tedesca e inglese) e soprattutto della scena urban (tra r&b e hip hop) americana. Il tutto grazie anche a una serie di ospiti internazionali (coinvolti semplicemente con un messaggio su Facebook, dicono), uno diverso per ogni canzone: dall’elettronica inglese di Uli K al rapper americano Mick Jenkins, dal producer irlandese Rejjie Snow fino a quello statunitense (anche di Drake) Supah Mario, passando dal queer rapper del New Jersey Cakes Da Killa e pure dalla Russia di Thomas Mraz. Ospiti che “duettano” con la voce di Michele, calata alla perfezione nei suoni digitali di un disco che vorrebbe anche risultare sperimentale ma che esplode poi in tutta la sua forza melodica ascolto dopo ascolto.

Per un risultato finale che è “già sentito” all’estero, praticamente unico in Italia. E che, soprattutto, non vedi l’ora di riascoltare. Chapeau (anche per i visual – vedi video qui sopra –, realizzati dai due Santii così come tutte le fasi della produzione musicale, mica male).

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