Il rock classico e passionale di Hernandez & Sampedro

Hanno suonato in questi anni e continuano a suonare ovunque, centinaia e centinaia di date tra club, teatri ma anche bar di periferia, bagni al mare, sagre paesane, senza disdegnare alcune apparizioni da busker, in particolare al mega festival di Ferrara. Una dedizione alla causa del rock and roll ammirevole, non c’è che dire, ma che forse ha comportato anche un piccolo scotto a livello di immagine, quasi come fossero diventati una sorta di pianobar ambulante con chitarre. La realtà è che molto probabilmente anche questi infiniti tour li hanno resi sempre più consapevoli dei propri mezzi e ora i ravennati Hernandez & Sampedro sono tra i migliori esponenti italiani di un certo rock di chiara derivazione americana, con riferimenti espliciti come Crosby Stills Nash & Young, Rem, Jayhawks lo stesso Neil Young solista fino ad arrivare ai Pearl Jam più classici.
Il secondo album del duo (Luca “Hernandez” Damassa e Mauro “Sampedro” Giorgi, accompagnati – spesso anche dal vivo – da una vera e propria band) si chiama Dichotomy, è uscito l’inverno scorso ed è qualcosa che farà emozionare qualsiasi appassionato di quel tipo di rock americano di cui sopra, senza dargli neppure il tempo di accorgersene. E questo è probabilmente il miglior complimento che si può fare a un disco nettamente più robusto e riuscito rispetto al debutto di tre anni prima, Happy Island (realizzato sulle ceneri del loro gruppo precedente, gli Stoned Machine), in grado di suonare come un classico senza esserlo e che profuma di rock dei decenni passati fin dalla sua struttura, diviso come è in un lato A prettamente acustico e uno B elettrico. Promosso a pieni voti sulle riviste di settore, la stampa nazionale ne ha apprezzato maggiormente la seconda parte più rock mentre chi scrive la pensa in maniera opposta, ma il bello è che ognuno potrà trovare i propri Hernandez & Sampedro preferiti. Il difetto, invece, è fin troppo evidente ed è l’altra faccia della medaglia: tutto già incredibilmente sentito, tanto che a volte l’effetto è quello della bella cover. Ma la loro passione, quella che li fa essere sempre e ovunque in tour e che traspare pure sul disco, riesce a fare passare tutto per qualche momento in secondo piano.

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