I nuovi Doormen e un album da cui ripartire

Il difficile terzo disco per The Doormen, è un po’ quello della rinascita. Abbandonata la storica sezione ritmica (bassista e batterista) con cui il quartetto si era fatto conoscere ben oltre i confini della loro Ravenna  tra gli appassionati di rock di stampo anglosassone, i soli Vins Baruzzi e Luca Malatesta si sono chiusi in studio di registrazione per dare vita a una sorta di concept album sulla propria città. Si chiama Abstract [ra] e il tema è quello appunto della provincia (che si vorrebbe abbandonare ma a cui si resta legati, come nelle belle illustrazioni dell’edizione cartonata del cd, a cura di Nicola Varesco), ma anche dell’amore, del lavoro (con testi sempre in lingua inglese). La prima notizia è che la “piccola rivoluzione” di cui si parla nella cartella stampa non è così evidente e questo conferma il fatto che erano loro due, evidentemente, le menti al centro del progetto anche nei primi due dischi e che il “suono Doormen”, pur se qui più ricercato, scuro e a tratti vagamente psichedelico, resta quello già noto. Quello che fa riferimento al revival post-punk, al britpop o al post-britpop inglese, tanto per intenderci, con la voce di Baruzzi sempre più matura e in grado di toccare ambiti finora inesplorati, ma che continua inevitabilmente a ricordare all’ascoltatore gruppi come Interpol o Suede, finendo così per essere valore aggiunto ma allo stesso tempo limite nell’ottica di cercare di ampliare la potenziale platea di riferimento della band, che pur si ritrova con un disco con diverse frecce al suo arco. A partire dalla nervosa partenza di “Abstract Dream” e passando per i pezzi che più cercano di allontanarsi dal passato (e da alcuni rimandi stranianti agli Afterhours. tipo nell’attacco di “Through My Bones”), come l’ipnotismo dell’ottima “It Could Be You”, che si stempera nei coretti finali alla Blur, o un trittico finale che vale da solo il prezzo del biglietto e da cui mi auguro ripartiranno quando sarà ora di tornare in studio: dall’elegante epicità di “Inside my orbit” fino alla perfetta cavalcata conclusiva di “Higway Again” passando per quello che è forse il capolavoro del disco, una struggente “Technology” che è un po’ la summa della loro (ancor giovane) carriera. I Doormen confermano così pregi (un suono e un tiro che niente hanno da invidiare a band inglesi che vendono migliaia di copie) e difetti (legati all’essere ancora troppo derivativi) e si preparano a far parlare di sé anche nel loro naturale paese di riferimento, l’Inghilterra, dove il disco verrà promosso sui media.
“Abstract [ra]” esce il 6 aprile e verrà presentato in un tour (di nuovo in quartetto) che parte l’11 da Perugia e che il 18 aprile arriva nella Ravenna citata nel disco, al Bronson di Madonna dell’Albero.

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